Lavoro sui comportamenti

Analisi funzionale del comportamento: antecedente e conseguenza

L’analisi funzionale è la procedura con cui si stabilisce a cosa serve un comportamento, osservando che cosa lo precede e che cosa lo segue. Si registrano tre elementi — antecedente, comportamento, conseguenza — e si cerca la contingenza che lo mantiene: un vantaggio ottenuto oppure, molto più spesso, uno sgradevole evitato. È il passaggio che sposta la domanda da «perché lo faccio» a «che cosa lo tiene in piedi».

Aggiornata il 29 settembre 2026. A cura della redazione clinica di Atlante Clinico.

Se stai male adesso

Questa pagina non è un servizio di emergenza e nessuno risponde qui di notte. Se sei in pericolo chiama il 112. Per parlare subito con qualcuno: Telefono Amico Italia 02 2327 2327, tutti i giorni. Se hai meno di 18 anni, Telefono Azzurro 19696.

Che cos’è e a che cosa serve

Un comportamento che si ripete, anche quando costa caro, sta ottenendo qualcosa. Non sempre qualcosa di bello: nella maggior parte dei casi sta evitando qualcosa di sgradevole, e lo fa in modo immediato. Controllare la porta per la quinta volta toglie il dubbio adesso. Rimandare la telefonata toglie l’imbarazzo adesso. Alzare la voce fa finire la discussione adesso. Il prezzo arriva più tardi, e proprio per questo pesa meno: la conseguenza che modella il comportamento è quella che arriva entro pochi secondi, non quella che arriva la settimana dopo.

L’analisi funzionale mette per iscritto questa sequenza. Si scrive l’antecedente, cioè che cosa è successo subito prima, comprese le condizioni di sfondo: quanto avevi dormito, se avevi mangiato, se era la fine di una giornata storta. Poi il comportamento, descritto in modo osservabile: non «ho perso il controllo», ma «ho alzato la voce e sono uscito dalla stanza sbattendo la porta». Poi la conseguenza, divisa in due: quella immediata, entro pochi secondi, e quella a distanza, ore o giorni dopo.

La cosa che sorprende chi compila queste schede è che comportamenti molto diversi risultano avere la stessa funzione. Uno che beve la sera, uno che controlla ossessivamente, uno che rimanda i compiti e uno che aggredisce possono stare facendo la stessa cosa: interrompere in fretta uno stato interno insopportabile. E viceversa, lo stesso comportamento in due persone può servire a cose diverse. Per questo la scheda non si accontenta di descrivere cosa succede: cerca a cosa serve.

Questa distinzione ha una conseguenza pratica. Un comportamento che serve a qualcosa non si toglie a forza di buoni propositi: si sostituisce con qualcosa che svolge la stessa funzione a un costo minore, oppure si cambia ciò che viene prima, oppure si cambia ciò che viene dopo. Sapere quale delle tre strade ha senso non dipende da quanto ci si sforza: dipende da cosa dicono le righe della scheda dopo una o due settimane.

Quando è utile

  • All’inizio di un percorso, per capire che cosa mantiene un comportamento problematico prima di provare a cambiarlo.
  • Quando qualcosa si ripete pur essendo riconosciuto come dannoso: abbuffate, alcol, gioco, acquisti, rinvii.
  • Nelle esplosioni di rabbia, per individuare le condizioni di sfondo che le rendono probabili molto prima dell’episodio.
  • Con i comportamenti dei bambini, dove la funzione — attenzione, fuga da una richiesta, accesso a un oggetto — è spesso diversa da quella che sembra.
  • Quando un intervento non ha funzionato, per verificare se il bersaglio era il comportamento sbagliato.
  • Nell’ansia, per mettere in luce gli evitamenti e i comportamenti protettivi che producono sollievo immediato e mantenimento a lungo termine.

Come si fa, passo per passo

  1. 1. Definisci un comportamento osservabile

    Un comportamento che due persone diverse, guardando la stessa scena, conterebbero allo stesso modo. «Essere aggressivo» non lo è; «alzare la voce», «uscire dalla stanza», «lanciare un oggetto» lo sono. Se non riesci a dire quante volte è successo nell’ultima settimana, la definizione è ancora troppo larga per poterci lavorare.

  2. 2. Registra sul momento, non dopo

    La scheda si compila entro poco tempo dall’episodio, anche in tre righe scritte sul telefono. Ricostruire a distanza di giorni produce una versione riassunta in cui l’antecedente diventa una causa generica e la conseguenza immediata sparisce del tutto, sostituita dal giudizio su ciò che è accaduto dopo.

  3. 3. Scrivi l’antecedente su due livelli

    Il fatto immediato — cosa è successo nei minuti precedenti, chi c’era, cosa è stato detto — e le condizioni di sfondo, che cambiano la probabilità: sonno, fame, alcol, dolore, una giornata di conflitti, essere da soli. Le condizioni di sfondo non innescano l’episodio ma spiegano perché lo stesso innesco un giorno passa e un altro no.

  4. 4. Separa conseguenza immediata e differita

    Due colonne diverse. Nella prima va ciò che è cambiato entro pochi secondi: il dubbio si è spento, la discussione è finita, l’ansia è scesa, qualcuno è venuto a controllare. Nella seconda ciò che è arrivato ore o giorni dopo: senso di colpa, una relazione tesa, un compito ancora da fare. Quasi sempre la prima è positiva e la seconda negativa, ed è la prima a governare.

  5. 5. Nomina la contingenza che lo mantiene

    Quattro possibilità da controllare. Rinforzo positivo: il comportamento ottiene qualcosa, attenzione o accesso a qualcosa. Rinforzo negativo: toglie qualcosa di sgradevole, ed è il meccanismo più diffuso. Punizione: viene seguito da qualcosa di avverso, che di norma lo riduce ma non lo spiega. Estinzione: non ottiene più nulla, e in quel caso ci si aspetta un aumento temporaneo prima del calo.

  6. 6. Guarda la funzione, non la forma

    Dopo otto o dieci righe, raggruppa gli episodi per conseguenza immediata anziché per tipo di comportamento. È lì che compaiono i raggruppamenti utili: comportamenti apparentemente diversi che ottengono tutti la stessa cosa, e comportamenti identici che in contesti diversi servono a scopi diversi. La funzione, non la forma, è quello che l’intervento dovrà affrontare.

  7. 7. Scegli su quale anello intervenire

    Tre strade, e la scheda dice quale ha senso. Cambiare gli antecedenti: togliere l’innesco, modificare le condizioni di sfondo, aggiungere un segnale. Cambiare il comportamento: individuare un’alternativa che svolga la stessa funzione a un costo minore. Cambiare le conseguenze: interrompere ciò che lo rinforza, aggiungere ciò che rinforza l’alternativa. Le tre si combinano quasi sempre.

Esempio

Dieci giorni di registrazione di un uomo di quarantuno anni che si è rivolto a un servizio per episodi di rabbia in famiglia. Il comportamento bersaglio, definito in seduta, è «alzare la voce e uscire dalla stanza». Le due colonne di conseguenza sono state tenute separate fin dalla prima riga.

Scheda di analisi funzionale con le contingenze di rinforzo
Antecedente (immediato e di sfondo)ComportamentoConseguenza immediataConseguenza a distanzaContingenza
Martedì 20:30. Mia moglie mi chiede se ho chiamato l’idraulico. Sfondo: quinta notte sotto le cinque ore, saltato il pranzoAlzo la voce, dico che non sono il tuttofare di casa, esco in balconeLa conversazione si interrompe. La tensione al petto passa in un minutoSilenzio fino al giorno dopo. Vergogna la mattina. L’idraulico non è ancora stato chiamatoRinforzo negativo: toglie la richiesta e il senso di inadeguatezza
Giovedì 18:00. Mio figlio insiste per il tablet dopo un no. Sfondo: giornata regolare, dormito beneRipeto il no due volte a voce normale, poi vado in cucinaLui protesta per cinque minuti, poi smetteNessuna conseguenza. La sera è andata normalmenteEstinzione: la protesta non ottiene il tablet e si esaurisce
Sabato 11:00. Mia moglie commenta che il garage è ancora da sistemare. Sfondo: due birre a pranzoAlzo la voce, dico che nessuno vede quello che faccio, sbatto la portaIl discorso finisce. Lei va via e mi lascia in paceNon ci siamo parlati fino a domenica sera. Il garage resta com’èRinforzo negativo: interrompe la critica
Domenica 19:00. Stessa domanda sul garage. Sfondo: dormito otto ore, nessun alcolDico che mi dà fastidio quando me lo ricorda e propongo di farlo insieme sabatoLei risponde male per trenta secondi, poi accettaSabato abbiamo sistemato il garage. Nessun silenzio in settimanaRinforzo positivo per l’alternativa: ottiene collaborazione, ma con trenta secondi di disagio da attraversare

Le prime tre righe hanno forme diverse ma due di esse hanno la stessa funzione: interrompere una richiesta o una critica. Il raggruppamento per conseguenza immediata, e non per intensità dell’episodio, è quello che ha reso evidente lo schema dopo dieci giorni.

Le condizioni di sfondo fanno il grosso della differenza: negli episodi con alzata di voce compaiono sempre sonno ridotto, pasti saltati o alcol, mentre nelle due righe senza episodio lo sfondo è regolare. Non sono la causa dell’episodio, ne cambiano la probabilità, e sono anche l’anello su cui è più facile intervenire per primo.

L’ultima riga è la stessa situazione della terza con un comportamento diverso, ed è utile proprio perché mostra il costo dell’alternativa: trenta secondi di risposta sgradevole invece del sollievo immediato. È questo scarto — sollievo subito contro beneficio dopo — che va nominato quando si propone un comportamento sostitutivo, altrimenti sembra semplicemente una scelta più matura e non una scelta più cara.

Cerchi un terapeuta esperto di terapia cognitivo-comportamentale?

Lascia la tua email: una persona legge la richiesta e ti propone uno psicologo iscritto all’Albo, in presenza o online. Rispondiamo entro un giorno lavorativo, senza impegno.

La usiamo solo per risponderti a questa richiesta.

Non ti chiediamo altro: né che cosa ti succede, né da quanto tempo. Di questo parlerai con il professionista nel primo colloquio.

Note per il professionista

La definizione operativa del bersaglio è il punto in cui l’analisi funzionale riesce o fallisce. Il criterio di verifica è la contabilità: se non si può dire quante volte è accaduto nell’ultima settimana, la definizione non è ancora utilizzabile. Vale la pena spendere una seduta intera per passare da «perdo il controllo» a due o tre comportamenti contabili, perché tutto ciò che viene dopo — baseline, ipotesi funzionale, misura dell’effetto dell’intervento — poggia su quella definizione. La registrazione va tenuta breve e vicina all’evento: cinque righe scritte sul telefono valgono più di una scheda completa ricostruita la domenica.

Nella pratica clinica adulta la contingenza che compare più spesso è il rinforzo negativo, e conviene cercarla per prima. Evitamenti, comportamenti protettivi, rituali, rinvii, abbuffate, uso di sostanze, esplosioni di rabbia e ritiro sociale condividono la stessa architettura: interrompono rapidamente uno stato interno avverso, con un beneficio immediato e certo e un costo differito e probabilistico. Rendere esplicito questo squilibrio temporale, colonna contro colonna, è già di per sé un intervento, e prepara il razionale dell’esposizione, della prevenzione della risposta e dell’attivazione comportamentale, che sono tutti modi di rompere lo stesso anello.

Tre errori ricorrenti. Il primo è confondere la conseguenza con l’intenzione: la funzione è ciò che il comportamento ottiene di fatto, non ciò che la persona voleva ottenere, e la distinzione va spiegata perché altrimenti la scheda diventa un esercizio di autoaccusa. Il secondo è registrare solo gli episodi gravi: senza le occasioni in cui la situazione si è presentata e il comportamento non è comparso, manca il termine di confronto che identifica le condizioni di sfondo. Il terzo è formulare l’ipotesi funzionale dopo due righe: servono almeno otto o dieci episodi, e l’ipotesi va trattata come provvisoria e verificabile, non come una lettura definitiva del caso.

L’analisi funzionale non è un’attività preliminare che si chiude: è il formato in cui si tiene aperto il ragionamento sul caso. Una volta formulata l’ipotesi, l’intervento si costruisce sui tre anelli — modifica degli antecedenti, addestramento di un’alternativa funzionalmente equivalente, riorganizzazione delle conseguenze — e l’efficacia si verifica sulla stessa misura usata per la baseline, cioè la frequenza del comportamento bersaglio. Quando un intervento non produce effetti, la prima ipotesi da rivedere non è l’aderenza del paziente ma la funzione attribuita. Nelle situazioni in cui l’episodio è complesso e ad alta intensità, la scheda si estende naturalmente nell’analisi in catena, che scompone lo stesso episodio anello per anello.

Cautele e controindicazioni

  • L’analisi funzionale descrive contingenze, non produce diagnosi: le righe della scheda dicono a cosa serve un comportamento, non che disturbo ha chi lo mette in atto.
  • La colonna della conseguenza può essere letta come colpa. Va detto esplicitamente che ottenere un vantaggio da un comportamento non significa averlo cercato: le contingenze modellano il comportamento anche in assenza di qualunque intenzione.
  • Per i comportamenti autolesivi, per l’ideazione suicidaria e per gli episodi ad alto rischio la scheda non basta: servono una valutazione dedicata, un piano di sicurezza e, quando l’episodio è complesso, un’analisi in catena condotta con il clinico.
  • Con i bambini l’ipotesi funzionale costruita solo sui resoconti degli adulti è poco affidabile, perché i resoconti tendono a coincidere con l’interpretazione dominante in famiglia. Serve un’osservazione diretta o una registrazione strutturata condotta da chi osserva sul momento.
  • Un’ipotesi formulata su pochi episodi si irrigidisce in fretta e diventa una lente attraverso cui si legge tutto il resto. Va tenuta provvisoria finché non regge il confronto con almeno otto o dieci righe.

Domande frequenti

Cosa significa antecedente, comportamento, conseguenza?

L’antecedente è ciò che precede il comportamento: l’innesco immediato e le condizioni di sfondo, come il sonno, l’alcol, il dolore o una giornata di conflitti. Il comportamento è ciò che la persona fa, descritto in modo osservabile e contabile. La conseguenza è ciò che segue: quella immediata, entro pochi secondi, e quella a distanza. La prima è quasi sempre la ragione per cui il comportamento si ripete, anche quando la seconda è chiaramente svantaggiosa.

Che differenza c’è fra analisi funzionale e scheda ABC?

La scheda ABC del modello cognitivo usa le stesse tre lettere ma la B sta per pensieri e convinzioni: serve a rendere visibile l’interpretazione che sta fra la situazione e la reazione. Nell’analisi funzionale la B è il comportamento osservabile e l’interesse è sulle contingenze, cioè su cosa il comportamento ottiene o evita. Le due schede rispondono a domande diverse e nella pratica si usano spesso insieme sullo stesso episodio.

Per quanto tempo devo compilare la scheda?

Da una a tre settimane, registrando ogni episodio del comportamento bersaglio e almeno qualche occasione in cui la situazione si è presentata senza che il comportamento comparisse. Il numero minimo utile è intorno a otto o dieci righe: sotto quella soglia le regolarità che si intravedono sono quasi sempre l’ipotesi di partenza che si conferma da sola. Conta più la vicinanza all’evento della completezza della compilazione.

E se non riesco a capire a cosa serve un comportamento?

Nella maggior parte dei casi serve a togliere qualcosa di sgradevole in fretta — un’emozione, un dubbio, una richiesta, un’attesa — e non a ottenere qualcosa di piacevole. Se la funzione resta oscura, due domande aiutano: cosa sarebbe successo se non l’avessi fatto, e quale sensazione è cambiata nei dieci secondi successivi. Quando anche così non emerge nulla, di norma il comportamento bersaglio è definito in modo troppo ampio e va spezzato in comportamenti più piccoli.

Si può usare l’analisi funzionale con i bambini?

È uno degli ambiti in cui è nata e in cui rende di più, perché le funzioni tipiche sono poche e riconoscibili: ottenere attenzione, sottrarsi a una richiesta, accedere a un oggetto o a un’attività, e l’autostimolazione. La differenza rispetto agli adulti è che la registrazione la fanno gli adulti che osservano, e per questo va strutturata e compiuta sul momento: i resoconti raccolti a fine giornata tendono a riflettere l’interpretazione già presente in famiglia più di quanto riflettano gli episodi.

Esercizi collegati

Sei un professionista?

Atlante Clinico è il repertorio di tecniche ed esercizi che cerchi prima della seduta: schede tratte dai testi di riferimento, ricercabili per obiettivo e per orientamento, con le cautele accanto alla procedura.

Esplora il repertorio

Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica. Gli esercizi descritti sono strumenti di psicoterapia: la scelta, l’adattamento e i tempi spettano al professionista che segue la persona.