Lavoro sui comportamenti
Contratto comportamentale: come si scrive, con esempio
Il contratto comportamentale è un accordo scritto e firmato fra due parti — una persona e chi la segue, un figlio e i genitori, due partner — che stabilisce quali comportamenti ciascuno si impegna a mettere in atto, quando si verificano e quali conseguenze sono state concordate in anticipo. Serve a togliere l’accordo dal terreno della memoria e della buona fede, dove ogni settimana si ricomincia a discutere su cosa era stato detto.
Aggiornata il 29 settembre 2026. A cura della redazione clinica di Atlante Clinico.
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Un proposito annunciato la domenica sera dura quanto la domenica sera. Il contratto comportamentale nasce da questa constatazione e mette nero su bianco comportamenti descritti in modo che chiunque, a fine settimana, possa dire se ci sono stati o no. «Mi do una regolata» non è una clausola; «dal lunedì al venerdì non apro l’applicazione di scommesse» lo è, perché la risposta è sì o no e non dipende da come ti sei sentito quel giorno. La precisione non serve a essere severi: serve a togliere di mezzo la discussione su cosa valeva come impegno.
Un contratto ha sempre due colonne di impegni. Se una parte si impegna e l’altra si limita a controllare, il documento non è un contratto ma un regolamento, e produce quello che producono i regolamenti imposti: silenzi, mezze verità, litigi sulla sorveglianza invece che sul problema. Chi sta dall’altra parte scrive i propri impegni con la stessa precisione — non chiedere conto delle spese fuori dal momento stabilito, non riaprire episodi già chiusi, non guardare il telefono dell’altro.
Le conseguenze si decidono prima, insieme, e sono piccole e vicine nel tempo. «Se sgarri me ne vado» non è una conseguenza utilizzabile: nessuno la applica, e nel momento in cui viene scritta il contratto smette di essere un accordo e diventa una minaccia. Funzionano invece le conseguenze verificabili nell’arco di una o due settimane: la carta che torna con un limite giornaliero, la verifica che si accorcia, la serata scelta da chi ha rispettato la propria parte.
Il testo prevede anche cosa succede quando un impegno salta, perché saltare è previsto. Una clausola sulla ricaduta — comunicarla entro ventiquattro ore, ricostruire insieme cosa è successo nelle ore precedenti, ripartire dalla settimana in corso senza azzerare quelle già maturate — smonta il meccanismo per cui un passo falso viene nascosto per non ammettere di aver fallito, e nascosto costa molto più del passo falso stesso. Il documento ha una scadenza: a quella data si rilegge e si decide se confermarlo, modificarlo o chiuderlo.
Quando è utile
- Gioco d’azzardo, alcol, acquisti compulsivi o uso di internet, quando gli accordi presi a voce sono già saltati più volte.
- Coppie in cui il controllo di uno alimenta la segretezza dell’altro e la discussione non esce più da quel circolo.
- Genitori e adolescenti su questioni concrete: orari di rientro, ore di gioco, uso dello smartphone, spese.
- Percorsi in cui gli esercizi fra una seduta e l’altra non vengono svolti e il tema torna identico ogni volta.
- Dopo una ricaduta, per ricostruire un perimetro concreto invece di ripartire da una nuova promessa.
- Comunità e contesti residenziali, dove le regole di convivenza valgono per tutti e devono essere esplicite e uguali per tutti.
Come si fa, passo per passo
1. Scegli un solo comportamento bersaglio
Un contratto che regola cinque cose non ne regola nessuna. Si sceglie il comportamento che, se cambiasse, cambierebbe di più la settimana: il conto di gioco, i bicchieri in casa dal lunedì al giovedì, l’ora di rientro infrasettimanale. Gli altri temi restano fuori e vengono nominati come esclusi nella prima riga, così nessuno li trascina dentro alla prima verifica.
2. Scrivi cosa si vede, non le intenzioni
Ogni clausola deve poter essere valutata da chi non era presente. «Essere più responsabile» non lo è; «ogni domenica alle 18 mostro l’estratto conto della settimana» sì. Il criterio è quello della telecamera: se non c’è un comportamento osservabile con un orario o una frequenza, la clausola tornerà in discussione al primo disaccordo e la discussione la vincerà chi alza di più la voce.
3. Metti per iscritto gli impegni di entrambi
Si scrivono due articoli separati, uno per parte, con lo stesso numero di righe. Gli impegni di chi non ha il comportamento bersaglio sono quasi sempre rinunce al controllo: niente domande fuori dal momento della verifica, niente riferimenti a episodi anteriori alla data del contratto, niente ispezioni. Sono la parte che rende il documento firmabile.
4. Concorda le conseguenze prima, non dopo
Due righe: cosa succede se gli impegni reggono per un certo numero di settimane, cosa succede quando uno salta. Devono essere applicabili davvero, entro pochi giorni, e proporzionate. Una conseguenza che nessuno ha intenzione di far scattare indebolisce tutto il resto del testo, perché insegna che le clausole si possono scrivere e non applicare.
5. Fissa giorno, ora e durata della verifica
La verifica è un appuntamento, non un clima. Venti minuti, sempre lo stesso giorno alla stessa ora, con il testo davanti: si scorrono gli articoli uno per uno e si segna rispettato o non rispettato, comprese le clausole di chi verifica. Fuori da quei venti minuti l’argomento non si apre: è questa regola a rendere sopportabile il resto della settimana.
6. Prevedi la ricaduta dentro il testo
Un articolo stabilisce che cosa si fa se l’impegno salta: entro quanto lo si comunica, con chi si ricostruisce la sequenza delle ore precedenti, da dove si riparte. Senza questa clausola la prima deviazione viene nascosta, e ciò che rende pericolosa una ricaduta non è la deviazione in sé ma il silenzio che la circonda nelle settimane successive.
7. Firmate, datate, una copia a testa
La firma non ha valore legale e non serve a questo: serve a segnare il passaggio da conversazione ad accordo. Si scrivono data di inizio e data di scadenza, si firma in due, ogni parte tiene una copia e una terza resta in cartella se il contratto è stato costruito in seduta. Un testo che nessuno ritrova è un testo che non esiste.
8. Rinegozia alla scadenza, non prima
Le clausole non si modificano nel mezzo di una discussione: si annotano le proposte di modifica e si portano alla scadenza. A quella data si rilegge il testo riga per riga e si sceglie fra tre esiti: confermarlo com’è, cambiare gli articoli che non hanno retto, chiuderlo perché il comportamento si è stabilizzato e il documento non serve più.
Esempio
Contratto scritto in seduta con una coppia, al terzo mese di percorso sul gioco d’azzardo online. È riprodotto come è stato dettato, articolo per articolo; i nomi sono di fantasia.
| Articolo | Testo concordato |
|---|---|
| Art. 1 — Oggetto | Il presente accordo riguarda il gioco d’azzardo online di Marco e la gestione del denaro nel mese di ottobre. Non riguarda gli altri aspetti della vita di coppia, che restano fuori dalle verifiche. |
| Art. 2 — Impegni di Marco | Non apro conti di gioco e non effettuo ricariche. Tengo attivo sul telefono il blocco delle app di scommesse installato il 3 ottobre. Ogni domenica alle 18 mostro a Sara i movimenti della settimana. |
| Art. 3 — Impegni di Sara | Non guardo il telefono di Marco. Non chiedo conto delle spese fuori dal momento della domenica. Non riporto nella discussione episodi anteriori al 3 ottobre. |
| Art. 4 — Denaro | La carta di credito resta a Sara fino al 31 ottobre. Marco dispone di 80 euro a settimana in contanti, di cui non deve rendere conto a nessuno. |
| Art. 5 — Verifica | Domenica alle 18, venti minuti, in cucina, con il contratto sul tavolo. Si scorrono gli articoli 2, 3 e 4 e si segna S o N accanto a ciascuno sul foglio del mese. |
| Art. 6 — Conseguenze | Quattro verifiche consecutive con tutte S: la carta torna a Marco con limite giornaliero di 50 euro. Una N: la verifica successiva dura quaranta minuti e si porta il foglio alla seduta. |
| Art. 7 — Ricaduta | Una giocata non annulla il contratto. Marco la comunica a Sara entro ventiquattro ore. In seduta si ricostruiscono le tre ore precedenti e si riparte dalla settimana in corso, senza azzerare le verifiche già superate. |
| Art. 8 — Durata e revisione | Dal 3 al 31 ottobre. Il 31 ottobre si rilegge il testo in seduta e si decide se confermarlo, modificarlo o chiuderlo. Nessuna clausola cambia prima di quella data se non per iscritto e con l’accordo di entrambi. |
| Firme | Marco ______ Sara ______ Data 3 ottobre. Una copia a Marco, una a Sara, una in cartella. |
L’articolo 3 è quello che rende il documento un contratto e non un elenco di divieti. Senza impegni a carico di chi verifica, la domenica sera diventa un interrogatorio e nel giro di tre settimane la verifica viene saltata con una scusa.
L’articolo 4 lascia a Marco ottanta euro di cui non deve rendere conto, ed è una scelta deliberata. Un accordo che non lascia alcuno spazio viene aggirato, e un aggiramento tenuto nascosto è più difficile da riparare della giocata che voleva impedire.
Le conseguenze dell’articolo 6 sono piccole e arrivano entro pochi giorni. Le conseguenze grandi e lontane — «se ricominci me ne vado» — non entrano in un contratto comportamentale: non sono verificabili settimana per settimana e, quando il momento arriva, nessuno le applica.
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Note per il professionista
Il contratto si scrive in seduta, a mano, sotto dettatura delle parti, e non su un modulo prestampato: la contrattazione riga per riga è l’intervento, il foglio è solo il residuo. Vale la pena far tenere la penna alla parte che di solito subisce l’accordo, perché cambia il tono dell’incontro in modo visibile. La prima bozza è sistematicamente troppo ambiziosa — cinque comportamenti, clausole morali, conseguenze enormi — e il lavoro consiste nel tagliarla fino a un bersaglio solo, con orari, e conseguenze che qualcuno applicherà davvero entro sette giorni.
La durata utile sta fra due e sei settimane, con una verifica settimanale a orario fisso e una revisione in seduta alla scadenza. Sotto le due settimane non si accumulano abbastanza dati; oltre le sei il testo smette di essere letto. La verifica domestica va progettata con la stessa cura del contratto: breve, con il foglio davanti, senza commenti sul carattere dell’altro, e con l’obbligo di passare anche in rassegna le clausole di chi verifica. Se la verifica non è strutturata, diventa la discussione di sempre con un documento in mano.
Tre modi tipici in cui salta. Il primo: una parte lo usa come leva e lo porta a casa già scritto — si riscrive con impegni simmetrici oppure non si fa. Il secondo: le conseguenze sono punitive, e l’effetto non è meno comportamento problematico ma più occultamento, che nelle dipendenze è il vero fattore di rischio; si sostituiscono con conseguenze di segno positivo e di piccola taglia. Il terzo: il bersaglio è definito solo in negativo, e la persona si ritrova con un divieto e nessun programma per il venerdì sera; si aggiunge cosa si fa al posto, con orario e luogo, ricavandolo dall’analisi funzionale degli ultimi episodi.
Il contratto regge la cornice, non fa il lavoro. Mentre è in vigore si portano avanti l’analisi funzionale degli episodi di craving, l’allenamento a restare nell’impulso senza agirlo e la costruzione del piano di prevenzione delle ricadute, che alla scadenza sostituisce il documento. Un contratto usato da solo produce qualche settimana di astinenza sorvegliata e una ricaduta appena il testo scade, perché non ha insegnato niente su cosa fare quando l’impulso arriva senza nessuno che verifichi.
Cautele e controindicazioni
- Non è uno strumento per gestire da soli una dipendenza fisica: la sospensione di alcol, benzodiazepine o altre sostanze può avere rischi medici e va inquadrata da un medico prima di qualsiasi accordo scritto.
- Dove c’è violenza, paura o coercizione, un contratto non è applicabile: formalizza un rapporto di forza e può essere usato come strumento di controllo. La sicurezza viene prima di qualunque clausola.
- Con i minori il documento non deve diventare un dispositivo di punizione. Se tutte le clausole sono a carico del figlio e tutte le conseguenze sono privazioni, non è un accordo e verrà vissuto come una condanna già scritta.
- Nessuna clausola riguarda i farmaci: dosi, sospensioni e modifiche si concordano solo con chi li ha prescritti.
- Quando la verifica si moltiplica — richieste di conferma più volte al giorno, riletture del testo, conteggi ripetuti — il contratto sta alimentando il controllo che doveva contenere e va ridotto o sospeso.
- Un testo scritto da una parte e presentato all’altra da firmare non regge: le clausole non contrattate vengono rispettate finché dura la buona volontà, cioè per circa dieci giorni.
Domande frequenti
Quanto deve durare un contratto comportamentale?
Da due a sei settimane. Sotto le due settimane non si accumulano abbastanza verifiche per dire se sta funzionando; oltre le sei il foglio resta appeso e nessuno lo rilegge. Alla scadenza si riprende il testo riga per riga e si sceglie fra tre esiti: confermarlo com’è, modificare gli articoli che non hanno retto, chiuderlo perché il comportamento si è stabilizzato e non serve più un documento per sostenerlo.
Che differenza c’è fra contratto comportamentale e token economy?
La token economy è un sistema di rinforzo a punti, pensato soprattutto per i bambini, in cui una parte assegna i gettoni e l’altra li guadagna: l’asimmetria è nella struttura. Il contratto comportamentale è un accordo fra parti che si impegnano entrambe, con clausole reciproche e una scadenza contrattata. Possono convivere: un contratto con un adolescente può contenere un sistema a punti come uno dei suoi articoli.
Serve davvero firmarlo?
La firma non ha alcun valore legale, e non è quello il punto. Serve a segnare il passaggio da conversazione ad accordo e a fissare una data da cui si conta. Nella pratica il gesto di firmare in due, con la stessa penna, e di tenere una copia a testa cambia il modo in cui il testo viene trattato nelle settimane successive: un documento firmato si rilegge, un appunto preso durante una discussione no.
Cosa succede se il contratto viene violato?
Si applica la conseguenza che era stata scritta, e solo quella: aggiungerne altre sul momento trasforma l’accordo in una punizione e chiude la possibilità che la volta dopo la violazione venga comunicata. La deviazione va trattata come un dato da esaminare, non come una prova di malafede. Se le violazioni sono sistematiche, il problema è il contratto — troppo ambizioso, o firmato senza essere stato davvero contrattato.
Posso scriverlo con mio figlio senza un terapeuta?
Per questioni pratiche come orari, schermi o spese si può fare in famiglia, purché ci siano impegni anche a carico dei genitori e una scadenza. Il limite compare quando il comportamento serve a qualcosa: regolare un’emozione, evitare una situazione, sottrarsi a una richiesta troppo grande. In quel caso l’accordo tiene per qualche settimana e poi cede, e il lavoro da fare riguarda la funzione del comportamento, non le sue regole.
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Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica. Gli esercizi descritti sono strumenti di psicoterapia: la scelta, l’adattamento e i tempi spettano al professionista che segue la persona.