Abilità DBT

Diary card DBT: che cos’è e come si compila la scheda diario

La diary card, o scheda diario, è il foglio su cui in DBT si registra ogni giorno che cosa si è provato, quali impulsi sono comparsi, quali comportamenti bersaglio si sono verificati e quali abilità si sono usate. Si compila la sera, in tre o quattro minuti, e apre la seduta successiva: è la scheda che decide di che cosa si parlerà.

Aggiornata il 29 settembre 2026. A cura della redazione clinica di Atlante Clinico.

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Che cos’è e a che cosa serve

La memoria delle settimane difficili è inaffidabile in un modo molto particolare: tende a essere dominata dall’ultimo episodio. Il lunedì in cui era andata bene sparisce, il venerdì in cui è andata male diventa tutta la settimana. Per questo in DBT la seduta non comincia con «come è andata», ma con un foglio compilato giorno per giorno. Non è un compito in più: è lo strumento con cui si decide su che cosa lavorare, e senza di esso la seduta finisce per occuparsi di ciò che è successo nelle ultime quarantotto ore.

La scheda ha quattro blocchi. Le emozioni, di solito quattro o cinque, con un numero da 0 a 5 per l’intensità massima di quella giornata: tristezza, rabbia, vergogna, paura, e almeno una positiva. Gli impulsi, anche questi da 0 a 5: l’impulso a bere, a farsi male, ad abbuffarsi, ad andarsene, a mandare messaggi che non si vogliono mandare. I comportamenti agiti, cioè se quell’impulso si è tradotto in azione, con sì o no e la quantità dove ha senso. E le abilità usate, con un punteggio complessivo e l’elenco di quali.

Il punteggio delle abilità va da 0 a 7 ed è la colonna che sorprende di più le prime settimane. Zero significa che non ci hai nemmeno pensato; i valori bassi che ci hai pensato ma non hai voluto usarle; quelli intermedi che le hai usate senza che servissero granché; quelli alti che le hai usate e hanno funzionato. Non è un voto sulla giornata: è un’informazione su dove sei nel percorso di apprendimento, e un 2 onesto vale più di un 6 scritto per fare bella figura.

La regola pratica più importante è compilarla lo stesso giorno. Una scheda riempita la domenica sera per tutta la settimana è un esercizio di ricostruzione, e proprio i dati che servono — l’intensità reale del martedì, l’impulso comparso mercoledì e poi passato — sono quelli che la ricostruzione non restituisce. Tre minuti a sera, nello stesso momento, meglio se agganciati a qualcosa che fai comunque: dopo aver lavato i denti, prima di mettere la sveglia.

Quando è utile

  • All’inizio di un percorso DBT, per stabilire i comportamenti bersaglio e l’ordine con cui affrontarli.
  • Quando gli episodi critici sembrano imprevedibili: la scheda mostra quasi sempre un andamento legato a sonno, pasti o giorni della settimana.
  • Per capire se un’abilità appena imparata viene davvero usata, e in quali momenti no.
  • Con impulsi ricorrenti — bere, abbuffarsi, farsi male, spendere, controllare — per vedere quanto spesso non vengono agiti.
  • Nelle fasi in cui l’umore cambia molto e la persona fatica a dire come sia andata la settimana.
  • Per scegliere quale episodio portare in analisi in catena, invece di affidarsi a quello che si ricorda meglio.

Come si fa, passo per passo

  1. 1. Scegli quattro o cinque emozioni da monitorare

    Quelle che contano nel tuo caso, non un elenco standard: di norma tristezza, rabbia, vergogna o colpa, paura, più almeno un’emozione positiva. Averne troppe rende la compilazione lunga e la scheda viene abbandonata entro due settimane. Le colonne si possono cambiare dopo un mese, quando si vede quali restano sempre a zero.

  2. 2. Definisci i comportamenti bersaglio in modo osservabile

    Non «stare male», ma «bere più di due bicchieri», «saltare il pranzo», «mandare messaggi dopo mezzanotte», «tagliarmi». Ciascuno con la sua riga di impulso e la sua riga di azione, perché la distanza fra le due è il dato che misura i progressi prima che i comportamenti spariscano.

  3. 3. Compila ogni sera, sempre alla stessa ora

    Tre o quattro minuti, agganciati a un’abitudine già esistente. Si registra il valore massimo della giornata per ogni emozione e per ogni impulso, non la media e non quello di adesso. Se una sera salti, si scrive «non compilata» invece di ricostruire il giorno dopo: sapere quante sere sono saltate è a sua volta un’informazione.

  4. 4. Usa i numeri come intensità, non voti

    Da 0 a 5, dove 0 è assente e 5 è il massimo che riesci a immaginare per quell’emozione. Non serve precisione: serve coerenza con te stesso nel tempo, perché la scheda si legge in verticale, confrontando i giorni. Un 4 messo a caso rovina la lettura di un mese più di una casella vuota.

  5. 5. Segna le abilità anche quando falliscono

    Il punteggio complessivo da 0 a 7 e, accanto, il nome di quelle usate: TIP, STOP, azione opposta, mente saggia, DEAR MAN. L’informazione più utile della scheda è spesso una giornata con impulso a 5, nessun agito e abilità a 6: è la prova che il meccanismo ha retto, e senza registrazione andrebbe persa.

  6. 6. Rileggila in verticale prima della seduta

    Cinque minuti la sera prima, guardando le colonne dall’alto in basso invece delle singole righe. Che cosa si ripete, in quali giorni, con quale ordine fra impulso e agito. Arrivare in seduta con una domanda ricavata dalla scheda cambia la qualità dell’ora che segue.

  7. 7. Porta la scheda anche dopo una ricaduta

    Soprattutto allora. La tentazione di non portarla, o di ritoccarla, compare quasi sempre dopo una ricaduta, ed è comprensibile. Una scheda ritoccata però toglie il materiale proprio dalla settimana in cui serviva di più, e trasforma lo strumento in una verifica da superare.

Esempio

Una settimana compilata da una persona che aveva come bersagli l’alcol serale e i messaggi notturni. I numeri delle emozioni e degli impulsi vanno da 0 a 5, il punteggio delle abilità da 0 a 7.

Esempio di diary card compilata per una settimana
GiornoTristezza / rabbia / vergognaImpulso a bere / a scrivere di notteAgitoAbilità usateAbilità 0-7
Lun 62 / 1 / 11 / 0NoNessuna, giornata tranquilla3
Mar 73 / 4 / 23 / 2NoSTOP dopo la riunione, camminata di 20 minuti6
Mer 84 / 2 / 34 / 3Due bicchieri, nessun messaggioGhiaccio sul viso alle 22, poi mi sono versata il secondo4
Gio 92 / 1 / 21 / 1NoChiamata a mia sorella alle 21, azione opposta alla tristezza6
Ven 105 / 3 / 55 / 5Mezza bottiglia, 11 messaggiNessuna. Non ci ho proprio pensato0
Sab 114 / 1 / 52 / 1NoA letto fino alle 13, poi mi sono costretta a uscire4
Dom 123 / 1 / 42 / 0NoScritta la catena dell’episodio di venerdì, messaggio di scuse5

Letta in verticale, la settimana ha una forma chiara: gli impulsi salgono da mercoledì e culminano venerdì. Dal racconto verbale era emersa soltanto la sera di venerdì, cioè l’unica su cui non c’era più nulla da fare.

Il dato più utile non è la riga di venerdì ma quella di martedì: rabbia a 4 con impulso a 3 e nessun agito, con due abilità nominate. È il funzionamento che si sta cercando di estendere, e senza la scheda sarebbe scomparso dentro l’impressione di una settimana andata male.

Lo zero di venerdì nella colonna delle abilità è scritto onestamente, con la nota «non ci ho proprio pensato». Distingue il non aver voluto usare le abilità dal non averle nemmeno ricordate: sono due problemi diversi e richiedono due interventi diversi.

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Note per il professionista

La diary card non è un compito accessorio: è il dispositivo che struttura la seduta individuale. Conviene dirlo in modo esplicito alla prima consegna — la seduta comincia dalla scheda e l’ordine del giorno si ricava da lì — perché altrimenti viene percepita come un monitoraggio burocratico e la compilazione si degrada entro un mese. Le colonne si costruiscono insieme, non si consegnano preconfezionate: emozioni scelte sul caso, comportamenti bersaglio definiti in termini osservabili, impulsi separati dagli agiti. La prima scheda si compila in seduta, sul giorno precedente, così che la persona veda quanto tempo richiede davvero.

Sul dosaggio: tre-quattro minuti a sera, agganciati a un’abitudine esistente, con un numero contenuto di righe. Le schede abbandonate hanno quasi sempre venti voci. Se la compilazione salta, il fatto stesso è materiale clinico: vale la pena farne una catena breve invece di ricordare l’impegno preso. La revisione va fatta in verticale, cioè per colonne, e conviene farla insieme alla persona all’inizio della seduta, ad alta voce, perché è lì che compaiono le regolarità — il giorno della settimana, il legame con il sonno, la sequenza impulso-agito — che nessuno dei due nota leggendo riga per riga.

Tre modi in cui fallisce. Il primo è la scheda ritoccata dopo una ricaduta, che è il fallimento più costoso perché sottrae esattamente la settimana in cui serviva: si previene reagendo alle schede peggiori con più interesse e meno commento valutativo, e dicendolo prima che succeda. Il secondo è la compilazione settimanale della domenica sera, riconoscibile dai numeri regolari e dai pattern troppo puliti; la correzione è tornare alla compilazione serale su tre sole righe finché non regge. Il terzo è la scheda portata e non usata: se il terapeuta la guarda distrattamente e poi chiede come è andata la settimana, la persona smette di compilarla entro quindici giorni, e a ragione.

Nel sistema DBT la scheda alimenta tutto il resto. I comportamenti che compaiono nelle righe degli agiti determinano l’ordine delle priorità della seduta e selezionano l’episodio da portare in analisi in catena. La colonna delle abilità indica quali moduli non stanno passando dal gruppo alla vita quotidiana, che è un’informazione diversa dall’aver capito l’abilità. Le voci PLEASE, quando vengono aggiunte in fondo alla scheda, rendono visibile la correlazione fra sonno, pasti e intensità emotiva, e trasformano un principio generale in un dato personale. Nei contesti non DBT, la stessa logica sopravvive in forma ridotta come automonitoraggio: emozioni, comportamento bersaglio, strategia usata.

Cautele e controindicazioni

  • Non è uno strumento diagnostico né una misura clinica standardizzata: registra episodi e autovalutazioni, e va letta come tale.
  • Con persone molto perfezioniste la scheda può diventare un compito da eseguire alla perfezione, con numeri calibrati e caselle mai vuote. Se accade, si riducono le righe e si accetta esplicitamente la compilazione parziale.
  • Nel disturbo ossessivo-compulsivo il monitoraggio può trasformarsi in controllo ripetuto: se compaiono revisioni multiple della stessa giornata, la scheda va limitata a una compilazione sola e non modificabile.
  • Monitorare gli impulsi autolesivi senza un piano di sicurezza concordato non è sufficiente: la registrazione affianca il piano, non lo sostituisce.
  • In fasi acute, con compromissione marcata del funzionamento, un compito quotidiano scritto può aggiungersi alla lista delle cose mancate. In quei casi si riduce a due righe o si compila solo in seduta.
  • Se usata da sola, senza una lettura periodica con qualcuno, la scheda tende a diventare un archivio: la sua utilità dipende dal fatto che venga guardata in verticale e che produca decisioni.

Domande frequenti

Che cos’è la diary card nella DBT?

È la scheda su cui si registrano ogni giorno l’intensità di alcune emozioni, gli impulsi comparsi, i comportamenti bersaglio effettivamente messi in atto e le abilità usate, con un punteggio complessivo da 0 a 7. Serve a due cose: fornire alla persona una lettura della propria settimana che la memoria non è in grado di dare, e stabilire l’ordine del giorno della seduta individuale, che in DBT si apre proprio dalla scheda.

Quanto tempo serve per compilarla?

Tre o quattro minuti a sera, se le righe sono poche e ben scelte. Le schede che richiedono un quarto d’ora hanno troppe voci e vengono abbandonate: meglio quattro emozioni e due comportamenti bersaglio compilati tutte le sere che venti righe compilate per dieci giorni. Il momento migliore è agganciato a un’abitudine fissa della sera, così che non richieda una decisione ogni volta.

Che differenza c’è fra la diary card e un diario dell’umore?

Il diario dell’umore registra come ci si è sentiti, in genere con una scala e qualche nota. La diary card aggiunge tre elementi che ne cambiano la funzione: gli impulsi tenuti separati dai comportamenti agiti, i comportamenti bersaglio definiti in termini osservabili, e il punteggio sull’uso delle abilità. È costruita per rispondere a una domanda operativa — che cosa ha retto e che cosa no — e per selezionare l’episodio da analizzare.

Posso compilarla tutta insieme la domenica sera?

Si può, ma si ottiene un’altra cosa. La ricostruzione a fine settimana appiattisce le differenze fra i giorni e perde proprio i dati che servono: gli impulsi comparsi e poi passati, l’intensità reale di un martedì ordinario. Se compilare ogni sera risulta impraticabile, la soluzione è ridurre le righe a due o tre, non spostare la compilazione alla domenica.

Che cosa succede se una settimana è andata male?

Si porta comunque, ed è la settimana più utile di tutte: contiene la sequenza che si sta cercando di capire, con gli orari e gli anelli ancora recuperabili. La scheda non è una verifica da superare e i numeri alti non sono un fallimento del percorso. L’unica compilazione che fa danno è quella ritoccata, perché toglie il materiale proprio dai giorni in cui ce n’era di più.

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Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica. Gli esercizi descritti sono strumenti di psicoterapia: la scelta, l’adattamento e i tempi spettano al professionista che segue la persona.