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Restrizione del sonno: come funziona nella CBT-I

La restrizione del sonno riduce temporaneamente il tempo passato a letto fino a farlo coincidere con il tempo effettivamente dormito, e lo riallarga di quindici minuti alla volta man mano che il sonno si compatta. È la componente più efficace della terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia, ed è anche la più faticosa nelle prime due settimane: il nome è ingannevole, perché non si toglie sonno, si toglie veglia.

Aggiornata il 29 settembre 2026. A cura della redazione clinica di Atlante Clinico.

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Che cos’è e a che cosa serve

Chi dorme male finisce quasi sempre per passare più tempo a letto, e la logica sembra impeccabile: se dormo cinque ore su otto passate sotto le coperte, con nove ore forse ne recupero sei. Succede il contrario. Il sonno funziona come la fame: si accumula durante la veglia e si consuma dormendo. Allungando il tempo a letto la spinta si distribuisce su troppe ore, il sonno si assottiglia, si frammenta, e il letto diventa il posto dove si passa la notte a rigirarsi. La restrizione inverte l’operazione: comprime il tempo a letto finché il sonno torna denso.

Il calcolo si fa sul diario di due settimane. Se in media hai dormito cinque ore e venti pur restando a letto otto ore, la finestra iniziale sarà di cinque ore e mezza, mai meno di cinque. Si sceglie l’ora di alzata in base agli impegni e si ricava l’ora di coricamento: alzata alle 6:30 e finestra di cinque ore e mezza significa andare a letto all’una. Prima dell’una si resta alzati, anche se il divano sembra invitante, perché la sonnolenza che si accumula è il motore dell’intervento.

Ogni domenica si calcola l’efficienza del sonno, cioè il rapporto fra le ore dormite e le ore passate a letto. Se supera l’ottantacinque per cento, la settimana dopo la finestra si allunga di quindici minuti. Se scende sotto l’ottanta, si accorcia di quindici. Se sta nel mezzo, si resta fermi una settimana. È un procedimento aritmetico, senza margini di trattativa: la tentazione di anticipare il coricamento dopo una notte cattiva è forte e va resistita, perché è esattamente l’abitudine che ha creato il problema.

Le prime due settimane sono dure ed è giusto saperlo prima di cominciare. Nei primi giorni la sonnolenza diurna aumenta, la concentrazione cala, l’umore si fa irritabile. È un effetto atteso e transitorio, ed è la ragione per cui non si guida se si è assonnati, non si iniziano periodi di restrizione la settimana prima di un esame e non si fa da soli se si svolge un lavoro dove la vigilanza è una questione di sicurezza. Il segnale che sta funzionando arriva prima sulla qualità che sulla quantità: si dorme ancora poco, ma di fila.

Quando è utile

  • Insonnia cronica con molte ore passate a letto da svegli e efficienza del sonno stabilmente sotto l’ottantacinque per cento.
  • Risvegli notturni lunghi, con difficoltà a riaddormentarsi e tempo a letto progressivamente allungato per compensare.
  • Quando l’igiene del sonno è stata sistemata per qualche settimana senza cambiamenti sostanziali.
  • Insonnia mantenuta dall’abitudine di coricarsi presto «per recuperare» dopo le notti peggiori.
  • In associazione al controllo dello stimolo, di cui è il complemento naturale: uno agisce sulla pressione del sonno, l’altro sull’associazione letto-veglia.
  • In fase di riduzione graduale di un ipnotico concordata con il medico, come sostegno comportamentale.

Come si fa, passo per passo

  1. 1. Compila due settimane di diario del sonno

    Ogni mattina, in cinque minuti: ora di coricamento, stima di quanto ci hai messo ad addormentarti, numero e durata dei risvegli, ora dell’ultimo risveglio, ora di alzata. Senza queste due settimane il calcolo della finestra è una supposizione, e una finestra sbagliata rende l’intervento inutile o insostenibile.

  2. 2. Calcola il tempo di sonno medio

    Somma le ore effettivamente dormite in quattordici notti e dividi per quattordici. Questo numero, non il tempo passato a letto, è la base della finestra. Se il risultato è inferiore a cinque ore, la finestra si fissa comunque a cinque: sotto quella soglia non si scende.

  3. 3. Fissa l’alzata e ricava il coricamento

    L’alzata si sceglie per prima, sulla base degli impegni reali, e diventa fissa per sette giorni su sette. L’ora di coricamento è una sottrazione: alzata meno la finestra. Alzata alle 6:30 con finestra di 5h30 significa letto all’una, non alle 00:40 perché caschi dal sonno.

  4. 4. Rispetta la finestra tutte le notti

    Nessun coricamento anticipato dopo una notte storta, nessuna sveglia rimandata dopo una notte buona, nessun sonnellino diurno. Nelle ore prima del coricamento serve qualcosa che tenga svegli senza attivare troppo: stirare, sistemare, camminare in casa, una serie già vista. Il divano dopo cena è il punto in cui la maggior parte dei tentativi naufraga.

  5. 5. Calcola l’efficienza una volta a settimana

    Ore dormite diviso ore passate a letto, moltiplicato per cento, sulla media dei sette giorni. Si calcola sempre di domenica e sempre sulla media, mai su una singola notte: la variabilità notte per notte è alta e reagire a un dato isolato porta a rincorrere il rumore invece del segnale.

  6. 6. Aggiusta la finestra di quindici minuti

    Efficienza media sopra l’85 per cento: la settimana successiva si aggiungono quindici minuti, anticipando il coricamento. Sotto l’80: si tolgono quindici minuti. Fra 80 e 85: finestra invariata per un’altra settimana. Gli aggiustamenti si fanno sempre sull’ora di coricamento, mai su quella di alzata.

  7. 7. Metti in sicurezza le prime giornate

    Nei primi sette-dieci giorni la sonnolenza diurna aumenta. Non si guida da assonnati, si evitano attività pericolose, si spostano se possibile gli impegni che richiedono attenzione sostenuta. Se il lavoro comporta guida professionale o uso di macchinari, la restrizione si imposta con un clinico e non da soli.

  8. 8. Chiudi quando la finestra si stabilizza

    Si procede finché l’efficienza resta alta e la sonnolenza diurna è scomparsa: a quel punto la finestra ha trovato la sua misura, che spesso è più corta delle otto ore che si immaginavano necessarie. L’ora di alzata fissa resta anche dopo, perché è l’ancora che impedisce di tornare indietro.

Esempio

Le prime due settimane di un uomo di cinquantadue anni con insonnia da circa un anno. Dal diario iniziale: media di 5h20 di sonno su 8h10 passate a letto, efficienza del 65 per cento. Finestra di partenza 5h30, alzata fissata alle 6:30, coricamento all’1:00.

Prime due settimane di restrizione del sonno con efficienza e aggiustamenti
NotteFinestra a lettoOre dormiteEfficienzaDecisione
1 — lun1:00 – 6:30 (5h30)4h0574%—
2 — mar1:00 – 6:30 (5h30)4h5088%—
3 — mer1:00 – 6:30 (5h30)4h3082%—
4 — gio1:00 – 6:30 (5h30)5h0091%—
5 — ven1:00 – 6:30 (5h30)5h1094%—
6 — sab1:00 – 6:30 (5h30)4h4085%—
7 — dom1:00 – 6:30 (5h30)5h0592%Media 87%: finestra a 5h45, coricamento alle 0:45
8 — lun0:45 – 6:30 (5h45)4h5586%—
9 — mar0:45 – 6:30 (5h45)5h1591%—
10 — mer0:45 – 6:30 (5h45)5h0087%—
11 — gio0:45 – 6:30 (5h45)4h3078%—
12 — ven0:45 – 6:30 (5h45)5h2093%—
13 — sab0:45 – 6:30 (5h45)5h2594%—
14 — dom0:45 – 6:30 (5h45)5h1090%Media 88%: finestra a 6h00, coricamento alle 0:30

Le ore dormite nella seconda settimana sono aumentate di poco, da 4h46 a 5h05 di media. Quello che è cambiato davvero è la struttura: nella prima settimana i risvegli notturni erano tre o quattro per notte, nella seconda uno. La compattezza migliora prima della durata, ed è il primo segnale che l’intervento sta funzionando.

La notte 11, con efficienza al 78 per cento, arriva dopo tre notti buone. Non cambia niente: la finestra si aggiusta sulla media settimanale e non sulla singola notte, e reagire a un dato isolato riporta all’altalena che il metodo deve eliminare.

I giorni peggiori sono stati il terzo e il quarto, con sonnolenza forte nel pomeriggio. In quella fase l’accordo prevedeva di non guidare dopo le 17 e di spostare a mattina le riunioni lunghe. Dal settimo giorno la sonnolenza diurna era già in calo.

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Note per il professionista

L’intervento va venduto per quello che è: efficace e temporaneamente faticoso. Una presentazione edulcorata produce abbandoni al terzo giorno, quando compare la sonnolenza. Conviene anticipare per iscritto la curva prevista — peggioramento diurno fra il secondo e il quinto giorno, miglioramento della continuità nella seconda settimana — e concordare in anticipo le misure di sicurezza sulla guida e sul lavoro. Utile anche spiegare il razionale in termini di pressione omeostatica, perché la richiesta di restare alzati fino all’una contro ogni intuizione regge solo se il meccanismo è chiaro.

Sul calcolo: la finestra iniziale corrisponde al tempo di sonno medio del diario, con un pavimento a cinque ore e, per alcuni, l’aggiunta di quindici minuti quando il tempo di sonno è molto basso e la persona è fragile. La regola di aggiustamento più diffusa è più quindici minuti sopra l’85 per cento, meno quindici sotto l’80, invariata nella fascia intermedia, sempre sulla media settimanale e sempre agendo sul coricamento. Con anziani, comorbilità mediche o rischio di caduta, la variante di compressione del sonno — riduzione graduale di quindici-trenta minuti a settimana invece del taglio iniziale — ottiene risultati simili con molta meno sofferenza.

I modi in cui salta sono prevedibili e vale la pena nominarli alla prima seduta. L’addormentamento sul divano prima dell’orario, che è la violazione più frequente e la meno riferita spontaneamente: si chiede esplicitamente e si concordano attività in piedi per l’ultima ora. Il coricamento anticipato dopo una notte pessima, che va trattato come la decisione che mantiene l’insonnia. Il sonnellino del pomeriggio. E la trattativa sulla finestra nella prima settimana, che conviene chiudere con un patto a termine: sette notti così come sono, poi si rivede insieme con i numeri in mano.

La restrizione si accompagna quasi sempre al controllo dello stimolo, perché copre la parte che l’altra non tocca: la finestra agisce sulla quantità di veglia a letto, le sei regole sull’associazione fra letto e attivazione. Il monitoraggio resta il diario cartaceo: i dati dei dispositivi indossabili sono poco accurati sulle fasi e alimentano l’ansia da prestazione. Quando l’efficienza si stabilizza sopra il novanta per cento con sonnolenza diurna assente, si smette di allungare e si lavora sulla manutenzione, tenendo ferma l’ora di alzata e definendo in anticipo cosa fare dopo le inevitabili notti storte.

Cautele e controindicazioni

  • Controindicata nell’epilessia: la privazione di sonno abbassa la soglia convulsiva. Qualsiasi ipotesi va valutata con il neurologo.
  • Nel disturbo bipolare la riduzione di sonno può innescare un viraggio ipomaniacale o maniacale. Si imposta solo in fase stabile, con il curante informato e un monitoraggio ravvicinato.
  • Con apnee del sonno sospette o non trattate — russamento importante, pause respiratorie, sonnolenza diurna sproporzionata — la valutazione medica viene prima.
  • Chi guida per lavoro, opera macchinari o svolge turni con responsabilità sulla sicurezza non imposta la restrizione da solo: servono l’accompagnamento clinico e misure concordate sulle prime due settimane.
  • In gravidanza, nelle cardiopatie instabili e nel dolore cronico severo la restrizione va adattata o sostituita dalla compressione graduale del tempo a letto.
  • Non si modifica un ipnotico in corso di restrizione senza il medico che lo ha prescritto: la sovrapposizione fra sospensione e finestra ridotta rende illeggibili i risultati.

Domande frequenti

Quante ore si dorme durante la restrizione del sonno?

All’inizio più o meno quante se ne dormivano prima, ma concentrate: la finestra corrisponde al tempo di sonno medio registrato dal diario, quindi non si toglie sonno, si toglie la veglia passata a letto. Il pavimento è cinque ore e sotto non si scende. Man mano che l’efficienza sale, la finestra si allarga di quindici minuti a settimana, e il punto di arrivo è il tempo di sonno che serve davvero, che per molte persone è inferiore alle otto ore che si aspettavano.

Perché nei primi giorni sto peggio?

Perché la spinta al sonno viene aumentata di proposito: nelle prime notti la finestra è più corta del tempo di sonno di cui si avrebbe bisogno, quindi la sonnolenza diurna cresce. È l’effetto che rende il sonno più profondo e continuo nelle notti successive. Il picco di fatica cade di solito fra il secondo e il quinto giorno e rientra entro la fine della prima settimana. In quella fase le precauzioni sulla guida e sulle attività che richiedono attenzione non sono formalità.

Quanto dura tutto il percorso?

La parte più intensa dura due o tre settimane, il periodo di aggiustamento settimanale della finestra di solito quattro-otto settimane. Un percorso completo di terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia, che comprende anche il controllo dello stimolo e il lavoro sulle convinzioni riguardo al sonno, si colloca abitualmente fra le quattro e le otto sedute. Dopo la chiusura resta un solo elemento permanente: l’ora di alzata fissa, che è l’ancora contro le ricadute.

Che differenza c’è fra restrizione del sonno e controllo dello stimolo?

Lavorano su due meccanismi diversi e di norma si usano insieme. La restrizione riduce il tempo complessivo a letto per aumentare la pressione del sonno e renderlo più compatto. Il controllo dello stimolo stabilisce che cosa si fa nel letto e cosa no, con la regola di alzarsi quando si resta svegli, per ricostruire l’associazione fra letto e sonno. Se ne va scelta una sola, la restrizione ha in genere un effetto più rapido sull’efficienza, ma le due insieme rendono di più.

Posso farla da sola senza terapeuta?

Il calcolo è semplice, la parte difficile è un’altra: reggere le prime due settimane senza correggere la finestra a ogni notte storta, e riconoscere le condizioni in cui la restrizione non va fatta. Epilessia, disturbo bipolare, apnee non trattate, guida professionale sono controindicazioni serie e non si valutano da soli. Se il sonno è l’unico problema, il quadro è semplice e nessuna di queste condizioni è presente, un tentativo con il diario alla mano è ragionevole; in tutti gli altri casi serve un accompagnamento.

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Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica. Gli esercizi descritti sono strumenti di psicoterapia: la scelta, l’adattamento e i tempi spettano al professionista che segue la persona.