Prima di cominciare
Psicologo online: quando funziona, quando no, cosa chiedere
La terapia online è la stessa professione in un setting diverso: l’articolo 1 del Codice Deontologico stabilisce che le regole valgono identiche quando la prestazione avviene a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo elettronico. Regge se hai una stanza in cui per un’ora non entra nessuno, una connessione che non cade e un professionista che lavora su un collegamento scelto da lui e non sull’app che usi con gli amici. Le prime sedute si possono chiedere con la camera spenta, e la richiesta si fa prima di prenotare.
Aggiornato il 1 ottobre 2026. A cura della redazione clinica di Atlante Clinico.
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- Online e in presenza hanno le stesse regole deontologiche: segreto professionale, consenso informato, responsabilità disciplinare valgono identici a distanza.
- Quello che cambia è chi garantisce il setting: in studio lo garantisce lo studio, online lo garantisci tu, e da lì dipende quasi tutto il resto.
- Chiedere le prime sedute senza camera è legittimo e si concorda al primo contatto, insieme a orario, frequenza e regola di disdetta.
- Il CNOP raccomanda a chi lavora a distanza sistemi informatici con protezione dei dati, l’identificazione dell’utente e informazioni verificabili su identità, iscrizione all’Ordine e polizza professionale.
- Dal 29 agosto 2017 il compenso va reso noto per iscritto o in forma digitale, con un preventivo di massima: una cifra detta a voce non basta più.
- Le sedute online con psicologi e psicoterapeuti rientrano nella detrazione del 19% sulla spesa sanitaria eccedente la franchigia di 129,11 euro, se il pagamento è tracciabile.
La terapia online funziona come quella in presenza?
Chi digita questa domanda vuole sapere se sta per comprare una versione ridotta. Sul piano delle regole non lo è: l’articolo 1 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani stabilisce che le stesse norme si applicano anche quando le prestazioni, o parti di esse, vengono effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo elettronico. Stesso segreto professionale, stesso obbligo di informare su finalità e modalità, stessa responsabilità davanti all’Ordine.
Quello che cambia è il setting, cioè le condizioni materiali in cui la seduta avviene. In studio lo garantisce lo studio: una porta, una sala d’attesa, un’ora in cui nessuno ti cerca. Online quella garanzia la metti tu, ed è lì che nasce quasi ogni fallimento dell’online: la coinquilina che rientra, il padre che bussa, la seduta fatta in macchina perché in casa non c’è una stanza libera.
Chi sceglie l’online lo fa per il prezzo, per non farsi vedere salire le scale di uno studio, o perché parlare a quattr’occhi è già di per sé difficile. L’ultimo motivo è anche un pezzo del lavoro, ed è la ragione per cui conviene dire subito che le prime sedute le vuoi con la camera spenta.
| Aspetto | In studio | Online |
|---|---|---|
| Chi garantisce il setting | Lo studio: una porta, una sala d’attesa, un’ora protetta | Tu: una stanza che si chiude, cuffie, telefono in silenzioso |
| Chi puoi scegliere | Chi raggiungi in un tempo ragionevole da casa o dal lavoro | Qualunque professionista iscritto all’Albo, anche se vivi in un paese piccolo o all’estero |
| Che cosa vede il professionista | Come entri, come stai seduto, le mani, i silenzi | Un volto in un riquadro, e solo se la camera è accesa |
| Che cosa può far saltare la seduta | Un ritardo, un imprevisto | Anche una connessione instabile o qualcuno che rientra in casa |
Quando l’online è la scelta sbagliata?
Quello che manda a monte l’online non è quasi mai la tecnologia: è la stanza. Se l’unico posto in cui puoi parlare senza essere sentito è il bagno, l’ora passa a sorvegliare il corridoio. Le cuffie risolvono metà del problema, una porta l’altra metà; senza nessuna delle due, lo studio costa di più e funziona meglio.
Il secondo problema è la continuità. Una videochiamata che cade due volte in cinquanta minuti spezza il discorso proprio dove costava arrivarci. Conviene concordare prima che cosa si fa in quel caso: si recupera, si prosegue in audio, si riprende un altro giorno.
C’è poi il caso in cui lo schermo diventa un filtro comodo: resti in superficie, chiudi il portatile e torni alla serata come se non fosse successo niente. È materiale da portare in seduta, non un motivo per smettere, e molti professionisti lavorano in entrambi i modi, quindi il passaggio in presenza si può chiedere. Se invece sei in un momento di pericolo immediato, l’online non è il canale: i numeri per l’emergenza sono nel riquadro in cima a questa pagina.
- Vivi in una casa condivisa e l’unica porta che si chiude è quella del bagno.
- La connessione cade con regolarità e metà delle sedute finisce al telefono.
- Il professionista ti propone di spostarvi su una normale chat o su un’app di messaggistica perché «la videochiamata non va».
- Ti accorgi che lo schermo ti serve per non dire le cose per cui sei lì.
Posso fare le prime sedute senza accendere la camera?
Sì, ed è una delle ricerche più battute su questo argomento: «psicologo online senza video». La camera accesa non è una condizione della prestazione, è una modalità, e le modalità si concordano nella fase iniziale del rapporto. L’articolo 24 del Codice Deontologico chiede proprio questo al professionista: dare informazioni comprensibili su prestazioni, finalità e modalità, perché la persona possa dare un consenso informato.
La richiesta si fa prima di prenotare, in una riga: «Per le prime sedute preferirei tenere la camera spenta, riesco a parlare meglio. Per lei va bene?». Alcuni accettano senza commentare, altri rispondono che per come lavorano il video serve. Anche questa è una risposta utile, e la ricevi prima di aver pagato.
Senza video il professionista lavora su voce, pause e respiro, e perde il resto. Molti lo accettano come punto di partenza e propongono di riprovare più avanti, quando parlare costa meno. Esistono anche percorsi che si svolgono per iscritto, ma è una modalità diversa e va scelta all’inizio, non ottenuta per scivolamento.
Che cosa deve avere il collegamento?
Il CNOP, nelle raccomandazioni sulle prestazioni psicologiche a distanza, indica che chi usa queste tecnologie adotti sistemi hardware e software con efficienti protezioni dei dati, identifichi la persona, acquisisca consenso informato e autorizzazione al trattamento dei dati, e renda disponibili i propri dati professionali: iscrizione all’Ordine, titoli, PEC, estremi della polizza di responsabilità civile. In pratica il canale lo sceglie e lo dichiara il professionista, invece di improvvisarlo di volta in volta.
La deriva più frequente è lo scivolamento su un’app di messaggistica ordinaria quando la piattaforma dà problemi. Succede, e la frase per fermarla è corta: «Preferisco restare sul collegamento di prima». Il segreto professionale dell’articolo 11 riguarda il professionista, non l’app che vi siete trovati a usare.
Sugli appunti vale l’articolo 17: quanto riguarda il rapporto professionale va custodito e protetto, e conservato per almeno i cinque anni successivi alla sua conclusione. Puoi chiedere dove sono tenuti i tuoi dati e chi vi accede: è una domanda normale, e una risposta vaga dice qualcosa.
- Un collegamento scelto e dichiarato dal professionista, non uno scambio di messaggi sull’app che usi anche per la spesa.
- Una stanza da entrambe le parti: una seduta condotta dal professionista in auto o per strada non è una seduta.
- Il consenso informato e l’informativa sui dati per iscritto, prima della prima seduta.
- Nome, cognome, Ordine regionale e numero di iscrizione, verificabili sull’albo nazionale degli psicologi.
- Cuffie dalla tua parte, sempre: tolgono il problema delle pareti sottili e metà di quello della concentrazione.
Piattaforma o professionista scelto da te: che differenza fa?
Le piattaforme funzionano quasi tutte allo stesso modo: compili un questionario, un sistema o una persona ti assegna un nome, e il resto avviene dentro l’app, dal pagamento alla disdetta. Il vantaggio è che la ricerca la fa qualcun altro e si comincia in pochi giorni. Il costo di quel vantaggio è che il nome non lo scegli tu e che il cambio è una procedura con un numero massimo di sostituzioni, oltre il quale resti con l’ultimo assegnato.
Scegliere direttamente chi lavora online significa fare tu la selezione: leggere come descrive il proprio metodo, scrivere, concordare prezzo e frequenza. Costa qualche sera e un primo contatto che può andare male, ma la scelta resta tua a ogni passaggio e cambiare non dipende da un contatore.
Nessuna delle due strade elimina il rischio di un abbinamento sbagliato: né un questionario né una ricerca fatta bene riescono a dirti prima come andrà nella stanza. Quello che lo riduce è leggere come lavora chi hai davanti e usare il primo colloquio per chiederglielo, argomento di un’altra pagina di questa serie.
- Quante volte posso cambiare professionista, e che cosa resta di quello che ho già raccontato.
- La persona assegnata è psicologo o psicoterapeuta, e da quanto esercita.
- Con quanto preavviso si disdice una seduta e che cosa succede se disdici tu.
- Che cosa succede, e in quanto tempo, se è il professionista a saltare l’appuntamento.
- Chi emette la fattura e che cosa c’è scritto sopra.
Che cosa controllo prima di pagare la prima seduta?
Il compenso va messo nero su bianco prima. L’articolo 9 comma 4 del D.L. 1/2012, come modificato dalla L. 124/2017 a partire dal 29 agosto 2017, obbliga il professionista a rendere noti al cliente il grado di complessità dell’incarico e la misura del compenso con un preventivo di massima, obbligatoriamente in forma scritta o digitale, insieme ai dati della polizza assicurativa. Una email vale, una cifra detta al telefono no.
Sulla fattura si decide anche la detrazione: le sedute di psicologi e psicoterapeuti per finalità terapeutiche rientrano fra le spese sanitarie detraibili al 19% per la parte eccedente la franchigia di 129,11 euro, senza prescrizione medica, purché dal 1° gennaio 2020 il pagamento sia tracciabile. Online il contante non è comunque un’opzione. Quanto costa un percorso intero lo tratta la pagina sui costi di questa serie.
Resta una verifica da un minuto: cercare nome e cognome nell’albo nazionale degli psicologi e guardare in quale sezione la persona è iscritta. Chi lavora a distanza è anche più facile da controllare, perché quelle informazioni devono essere raggiungibili dal sito o dalla piattaforma su cui offre la prestazione.
Domande frequenti
La terapia online funziona?
Nessuno può prometterti che funzionerà, online o in presenza. Le regole professionali sono le stesse, e sono gli stessi i segnali per capire se sta andando da qualche parte: sapere su che cosa state lavorando, vedere le sedute agganciarsi fra loro, avere qualcosa da fare nel mezzo. Se mancano, il problema non è lo schermo.
Si può fare lo psicologo online senza video?
Sì, chiedendolo. La camera è una modalità da concordare, non un obbligo, e le modalità vanno discusse nella fase iniziale del rapporto. Chiedilo prima di prenotare: se il professionista lavora in un modo che richiede il video te lo dice subito, e scegli con quell’informazione in mano.
Le sedute si possono fare su WhatsApp?
Il CNOP raccomanda a chi lavora a distanza sistemi con efficienti protezioni dei dati e un canale dichiarato, non improvvisato. Se le sedute scivolano su un’app di messaggistica ordinaria puoi chiedere di tornare al collegamento concordato. È una richiesta ragionevole e il modo in cui viene accolta ti dice parecchio.
Quanto costa uno psicologo online?
Le piattaforme pubblicano prezzi per seduta più bassi di quelli di uno studio privato, ed è una delle ragioni per cui molti scelgono l’online. Quello che conta però è il totale, cioè frequenza per durata: le cifre per seduta, e le strade per spendere meno, stanno nella pagina sui costi di questa serie.
Le sedute online sono detraibili?
Sì, alle stesse condizioni di quelle in presenza: detrazione del 19% sulla spesa sanitaria eccedente 129,11 euro, senza prescrizione medica per le prestazioni con finalità terapeutiche, con pagamento tracciabile e fattura intestata a chi detrae.
Fonti
- Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, testo vigente, artt. 1, 11, 17, 24 (CNOP)
- Raccomandazioni del CNOP sulle prestazioni psicologiche attraverso tecnologie di comunicazione a distanza
- D.L. 1/2012 art. 9 comma 4, come modificato dalla L. 124/2017 (Normattiva)
- Spese sanitarie detraibili (Agenzia delle Entrate)
Da leggere dopo
- Quanto costa uno psicologo in Italia, e come spendere meno
Quanto si paga a seduta e in un mese, quanto dura un percorso e le strade per spendere meno: ticket, bonus psicologo, detrazione del 19%, tariffe calmierate.
- Come scegliere uno psicologo adatto a te, senza andare a tentativi
Le domande da fare prima del primo colloquio, che cosa dice un profilo online, perché le stelline contano poco e quanti nomi contattare prima di decidere.
- Primo colloquio dallo psicologo: si paga, quanto dura, cosa si dice
Se il primo colloquio si paga, quanto dura, che cosa ti viene chiesto, che cosa puoi chiedere tu e che cosa dovresti portarti a casa prima di uscire.
Esercizi citati in questa pagina
Le schede degli esercizi spiegano che cosa si fa concretamente fra una seduta e l’altra. Sono scritte per chi è già in terapia e per chi la conduce.
Cerchi un nome, non solo una risposta?
Una persona legge la richiesta e ti propone uno psicologo iscritto all’Albo, libero negli orari che indichi. Per ora lo facciamo in poche città.
Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica né una consulenza fiscale o legale. Le regole su contributi, detrazioni e accesso ai servizi pubblici cambiano: le fonti qui sopra sono il riferimento aggiornato.