Prima di cominciare
Come scegliere uno psicologo adatto a te, senza andare a tentativi
Nessuno può garantirti il professionista giusto al primo tentativo, e chi lo promette sta vendendo. Quello che puoi fare è spostare la verifica prima del pagamento: chiedere a due o tre persone le stesse sei domande, confrontare le risposte e non i profili, e scegliere chi ti spiega come lavora invece di rassicurarti. Dopo il primo incontro saprai il resto, perché una parte della scelta si fa solo nella stanza.
Aggiornato il 1 ottobre 2026. A cura della redazione clinica di Atlante Clinico.
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- Prima di fissare chiedi orientamento, struttura del percorso, frequenza, costo della seduta e che cosa succede se non funziona: sono domande legittime e le risposte si confrontano fra loro.
- Dal 2017 il compenso e il preventivo di massima vanno comunicati in forma scritta o digitale, quindi una mail con la tariffa non è una pretesa, è quello che la legge prevede.
- All’inizio del rapporto il professionista è tenuto a informarti su finalità e modalità del lavoro, sui limiti della riservatezza e, dove possibile, sulla durata prevedibile.
- Un profilo ti dice ambiti, orientamento e titolo; non può dirti come sarà la stanza, ed è per questo che la scelta non si chiude prima del primo colloquio.
- Le recensioni raccontano l’incontro fra due persone, e tu non sei nessuna delle due: il numero di stelle misura soprattutto da quanto tempo quel profilo sta su quel sito.
- Puoi verificare in qualsiasi momento che chi hai davanti sia iscritto all’Albo degli psicologi: la consultazione è pubblica e gratuita e richiede due minuti.
Da dove si comincia, se non conosci nessuno
I nomi arrivano quasi sempre dagli stessi sei posti, e quello che cambia da un canale all’altro è chi fa la scelta. In un elenco scegli tu fra decine di profili e ti porti a casa il dubbio di aver scelto male. In un questionario online sceglie il sistema e tu ricevi uno o tre nomi, con il sollievo di non aver dovuto decidere e il fastidio di non aver deciso. In un centro con colloquio di smistamento sceglie una persona che ti ha ascoltato per un’ora, ed è il compromesso di cui parla meglio chi lo ha provato.
Nessuno di questi canali è in sé migliore. Quello che ti conviene guardare è una cosa sola: quanto sai del professionista prima di pagare la prima seduta, e se puoi dire di no senza ricominciare da zero.
| Da dove arriva il nome | Chi sceglie | Che cosa sai prima del primo incontro |
|---|---|---|
| Passaparola, o segnalazione del medico di base | Tu, su indicazione di qualcuno | Il giudizio di una persona che non è te, e con problemi diversi dai tuoi |
| Elenchi e directory online | Tu, fra decine di profili | Quello che il professionista ha scritto di sé, più le recensioni che il sito mostra |
| Piattaforme con questionario | Di solito la piattaforma | Il profilo che ti viene proposto, spesso senza alternative da confrontare |
| Centri medici con colloquio di orientamento | Il centro, dopo averti ascoltato | Poco prima, molto dopo: l’abbinamento lo fa una persona che ha sentito il tuo caso |
| Servizio pubblico: CSM, consultorio | Il servizio | Niente: il professionista è assegnato, e i tempi dipendono dalla tua ASL |
| Albo degli psicologi | Tu | Se la persona è iscritta, a quale Ordine regionale e in quale sezione dell’Albo |
Che cosa puoi chiedere prima di fissare il primo colloquio
La differenza fra una scelta e un sorteggio si gioca quasi tutta in una mail di dieci righe, mandata a due o tre persone. Le domande sono queste, e non c’è niente di scortese nel farle prima: a te servono per confrontare, a chi risponde servono per capire se il tuo caso rientra in quello che sa fare.
- Con che orientamento lavori, e che cosa comporta nella pratica delle sedute.
- Come è fatto un percorso con te: dopo quante sedute si fa il punto, che cosa ci si aspetta che io faccia fra una seduta e l’altra.
- Con che frequenza proponi di vederci all’inizio, e come cambia di solito dopo i primi mesi.
- Quanto costa la seduta, quanto dura, se la tariffa cambia per gli incontri online, entro quando si disdice senza pagarla.
- Ti capita spesso di lavorare con persone che arrivano per un motivo come il mio.
- Che cosa succede se dopo qualche seduta ho la sensazione che non stia funzionando.
Che cosa deve dirti il professionista, per obbligo e non per cortesia
Due di queste risposte non sono una concessione. Dal 29 agosto 2017 un professionista iscritto a un Ordine deve rendere noto al cliente il compenso in forma scritta o digitale, con un preventivo di massima e le voci che lo compongono: una mail con la tariffa e la frequenza proposta è il minimo che la legge prevede, e un rifiuto a metterlo per iscritto è già un’informazione.
Il codice deontologico aggiunge l’altra metà. All’inizio del rapporto lo psicologo deve darti informazioni comprensibili sulle prestazioni, sulle loro finalità e modalità, e sul grado e i limiti giuridici della riservatezza; se il lavoro ha carattere di continuità nel tempo, deve indicarne, dove possibile, la durata prevedibile. Tradotto: chiedere come lavori e per quanto tempo significa chiedere una cosa che ti è dovuta.
Nessuno però può prometterti un numero esatto di sedute, e una risposta troppo precisa è sospetta quanto una risposta vaga. Quello che un professionista può dirti è entro quante sedute conta di capire se la direzione è giusta, e quando farete il punto insieme.
Che cosa dice un profilo online, e che cosa non può dire
La cosa che le persone riportano più spesso come decisiva è la più semplice: una descrizione scritta dal professionista in cui si capisce come lavora. Non l’elenco dei corsi, non la lista degli ambiti, ma qualche riga in cui qualcuno spiega che cosa fa in seduta e perché. Se dopo averla letta non sapresti ripetere con parole tue che cosa succede in quella stanza, il profilo non ti ha dato niente.
Un profilo dice anche il titolo, e lì conviene essere precisi. Per esercitare come psicologo servono l’abilitazione e l’iscrizione all’Albo; per fare psicoterapia serve in più una scuola di specializzazione di almeno quattro anni dopo la laurea. Chi si presenta come counselor, coach o operatore del benessere è fuori dall’Albo e non esercita la professione di psicologo. Che differenza faccia per te rivolgerti a uno psicologo o a uno psicoterapeuta è il tema di una pagina a parte di questo sito.
L’iscrizione si verifica in due minuti nell’Albo unico nazionale degli psicologi, che è pubblico e gratuito: cerchi cognome e provincia e vedi se la persona c’è, a quale Ordine regionale appartiene e in quale sezione dell’Albo è iscritta. Se è anche psicoterapeuta, chiediglielo: è un titolo in più, non un sinonimo. Vale la pena fare questo controllo soprattutto quando il nome arriva da un social o da un passaparola.
Quello che nessun profilo può dirti è come sarà la stanza: se quella persona ti interromperà, se ti darà una direzione o ti lascerà parlare per un’ora, se capirai quello che dice. Quella parte della scelta si chiude solo con un incontro, ed è il motivo per cui la ricerca non si può completare da seduti davanti allo schermo.
Le recensioni e le stelline servono a qualcosa?
Poco, e la diffidenza diffusa verso di esse è ragionata. Una recensione racconta l’incontro fra due persone specifiche: ti dice che per chi l’ha scritta ha funzionato, e tu non sei chi l’ha scritta. Nessuno degli elementi che decideranno il tuo percorso, dal motivo per cui ci vai al modo in cui reagisci a una domanda scomoda, è contenuto in quelle righe.
C’è poi un problema di chi scrive. Chi si è trovato bene lo dice volentieri, chi ha smesso dopo due sedute quasi mai: le recensioni non sono un campione, sono i sopravvissuti. E il numero di stelle, alla fine, misura soprattutto da quanto tempo quel profilo sta su quel sito.
Stesso discorso per la presenza sui social: un professionista bravo a spiegare la psicologia in trenta secondi è bravo a spiegare la psicologia in trenta secondi. Non è un dato sul suo lavoro clinico, che per definizione non si può mostrare. Se un profilo è l’unica cosa che hai, leggi come scrive dei pazienti, non quanto piace: chi tratta la sofferenza come materiale per contenuti lo fa vedere senza accorgersene.
Quanti nomi contattare, e come non finire a fare prove a pagamento
Due o tre, non dieci. Oltre quella soglia i profili si confondono e la ricerca diventa un modo per rimandare. Manda la stessa mail a tutti e confronta le risposte: chi risponde in due righe, chi ti spiega come lavora, chi scrive il prezzo e chi lo evita. Questo confronto è gratuito e dice più di venti profili letti.
La trappola che costa è l’altra, cioè provare una seduta con ciascuno e scegliere dopo. Con tariffe fra i 50 e gli 80 euro, tre tentativi sono il budget di un mese di percorso, e nelle discussioni pubbliche è la ragione per cui molte persone, dopo il secondo buco nell’acqua, smettono di cercare e basta. Tutto quello che puoi verificare prima, verificalo prima.
Dopo il primo incontro, la domanda non è se la persona ti è simpatica. È se hai ricevuto una restituzione: che cosa ha capito del tuo problema, su che cosa proporrebbe di lavorare, con che frequenza e per quanto tempo. Uscire da quell’ora senza niente di tutto questo è a sua volta un’informazione, e pesa quanto le altre. Che cosa succede nel primo colloquio e come ci si prepara è il tema di un’altra pagina, qui sotto fra gli articoli collegati.
Fissati prima un limite, perché a metà strada non lo fisserai più. Un numero di sedute entro cui ti aspetti di vedere una direzione, e una data in cui rileggere la cosa a mente fredda. Senza quel limite, sei mesi passano anche quando la risposta era chiara alla terza settimana.
Conta che sia un uomo o una donna, giovane o con vent’anni di studio?
Conta se conta per te, e questo basta. Se sai di parlare più liberamente con una donna, o di non riuscire a raccontare certe cose a un coetaneo, dirlo quando chiedi è legittimo e fa risparmiare tempo a tutti. È anche una delle poche preferenze che un servizio di abbinamento può soddisfare subito, se gliela dici.
Sull’età non esiste un criterio generale, e chi ne propone uno sta semplificando. Un professionista giovane ha meno ore di stanza alle spalle e di solito più supervisione in corso; uno con trent’anni di lavoro ha visto molto di più e a volte si è formato molto tempo fa. La domanda che separa davvero è un’altra: se a quella persona capita spesso di lavorare con chi arriva per un motivo simile al tuo.
E se il primo non va bene?
Succede, e succede spesso. Non sei tenuto a giustificarti, non devi una spiegazione e non stai facendo un torto a nessuno: un primo colloquio è anche una valutazione reciproca, e capita che sia il professionista a dirti che il tuo caso non rientra in ciò che sa trattare. Il codice deontologico gli chiede di valutare e proporre l’interruzione quando il paziente non trae beneficio dalla cura, e di darti, se lo chiedi, le informazioni per cercare altrove.
Quello che conviene evitare è la conclusione che la categoria non funziona. Un incontro andato male è un dato su una persona. Se invece il percorso è già cominciato e il dubbio arriva dopo mesi, cambia tutto, e di quello si occupa la pagina su come si cambia psicologo, qui sotto fra gli articoli collegati.
Domande frequenti
Come faccio a capire se uno psicologo è bravo?
Prima del primo incontro non puoi, e nessun elenco o punteggio risolve il problema. Quello che puoi valutare è come lavora: se ti spiega la struttura del percorso, se mette per iscritto il costo, se dopo il primo colloquio ti dice che cosa ha capito e su che cosa proporrebbe di lavorare. Una risposta vaga a queste domande è già un dato.
Come trovo uno psicologo adatto a me?
Restringi a due o tre nomi, manda a tutti le stesse domande su orientamento, struttura del percorso, frequenza e costo, e confronta le risposte. Poi fissa un incontro con chi ti ha spiegato meglio come lavora. L’ultima parte della scelta si fa nella stanza, e nessun questionario la può anticipare.
Posso controllare che sia davvero iscritto all’albo?
Sì, la consultazione dell’Albo unico nazionale degli psicologi è pubblica e gratuita: cerchi per cognome e provincia e vedi se la persona è iscritta, a quale Ordine regionale e in quale sezione. Per esercitare la professione l’iscrizione è obbligatoria, e per fare psicoterapia serve in più una specializzazione di almeno quattro anni dopo la laurea.
Quanti psicologi devo provare prima di trovare quello giusto?
Meno di quanti ne prova chi comincia a tentativi. Contattarne due o tre e confrontare le risposte per iscritto non costa niente; pagare una seduta con ciascuno costa un mese di percorso. Se il primo incontro va male, la cosa utile è provare con un’altra persona, non rimandare di un anno.
Meglio uno psicologo o uno psicoterapeuta?
Dipende da che cosa cerchi: sono due titoli diversi e la psicoterapia richiede una specializzazione di almeno quattro anni dopo la laurea. Quando il problema dura da tempo o si ripete, la domanda va fatta esplicitamente a chi contatti. La differenza fra le due figure è spiegata per esteso in un’altra pagina di questo sito.
Fonti
- Normattiva — Legge 18 febbraio 1989 n. 56, artt. 2 e 3 (iscrizione all’Albo ed esercizio dell’attività psicoterapeutica)
- Normattiva — D.L. 1/2012 art. 9 c. 4, compenso e preventivo di massima in forma scritta o digitale (testo in vigore dal 29 agosto 2017)
- CNOP — Codice deontologico degli psicologi italiani (informazione e consenso, art. 24; interruzione del rapporto, art. 27)
- CNOP — Albo unico nazionale degli psicologi
- Ministero della Salute — La rete dei servizi per la salute mentale
Da leggere dopo
- Psicologo o psicoterapeuta: da chi andare, e dove sta lo psichiatra
Che cosa può fare per legge uno psicologo, uno psicoterapeuta e uno psichiatra in Italia, a chi rivolgerti nel tuo caso e come verificare un titolo.
- Primo colloquio dallo psicologo: si paga, quanto dura, cosa si dice
Se il primo colloquio si paga, quanto dura, che cosa ti viene chiesto, che cosa puoi chiedere tu e che cosa dovresti portarti a casa prima di uscire.
- Cambiare psicologo: come dirlo e che cosa portarti dietro
Non devi una giustificazione. Che cosa dire di persona, per email o con un messaggio, se serve una seduta di chiusura e come non ricominciare da zero.
- Quanto costa uno psicologo in Italia, e come spendere meno
Quanto si paga a seduta e in un mese, quanto dura un percorso e le strade per spendere meno: ticket, bonus psicologo, detrazione del 19%, tariffe calmierate.
Esercizi citati in questa pagina
Le schede degli esercizi spiegano che cosa si fa concretamente fra una seduta e l’altra. Sono scritte per chi è già in terapia e per chi la conduce.
Cerchi un nome, non solo una risposta?
Una persona legge la richiesta e ti propone uno psicologo iscritto all’Albo, libero negli orari che indichi. Per ora lo facciamo in poche città.
Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica né una consulenza fiscale o legale. Le regole su contributi, detrazioni e accesso ai servizi pubblici cambiano: le fonti qui sopra sono il riferimento aggiornato.