Quando cerchi per qualcun altro, o di nascosto
Andare dallo psicologo senza dirlo ai genitori: che cosa si può fare
Se hai meno di diciotto anni il consenso a un intervento psicologico lo dà chi esercita la responsabilità genitoriale: non esiste un modo legale per aggirarlo, e chi ti promette il contrario sta descrivendo una cosa che non c’è. Esistono però porte che si aprono senza impegnativa e senza soldi, come il consultorio familiare e lo sportello della scuola, e quello che racconti è coperto dal segreto professionale, con limiti che il professionista deve dirti all’inizio. Se invece sei maggiorenne e fiscalmente a carico non devi chiedere il permesso a nessuno: il punto è solo il 730 precompilato, e sulle tue spese sanitarie puoi esercitare l’opposizione.
Aggiornato il 1 ottobre 2026. A cura della redazione clinica di Atlante Clinico.
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- I trattamenti sanitari rivolti a minorenni sono subordinati al consenso informato di chi esercita la responsabilità genitoriale, che di regola sono entrambi i genitori e decidono di comune accordo.
- Chi è minorenne ha comunque diritto a ricevere le informazioni sulla propria salute in una forma comprensibile, e la sua volontà va tenuta in conto in relazione all’età e al grado di maturità.
- Se i genitori non sono d’accordo fra loro ciascuno può rivolgersi al giudice senza formalità; se il consenso manca del tutto o in parte e il professionista ritiene l’intervento necessario, la decisione passa all’autorità giudiziaria.
- Lo Spazio giovani dei consultori familiari è ad accesso libero, senza impegnativa del medico di famiglia, e fra le prestazioni c’è il colloquio psicologico.
- Chi ha compiuto sedici anni può opporsi all’invio all’Agenzia delle Entrate dei dati delle proprie spese sanitarie: chi lo ha fiscalmente a carico non le vedrà nella dichiarazione precompilata.
- L’opposizione non cancella la spesa: resta detraibile, aggiungendola a mano in fase di modifica della precompilata, se ci sono i requisiti di legge.
Ho meno di diciotto anni: posso andare dallo psicologo senza dirlo ai miei?
La regola è una sola e conviene leggerla per intero. I trattamenti sanitari rivolti a persone minorenni sono subordinati al consenso informato di chi esercita su di loro la responsabilità genitoriale o la tutela; lo psicologo tiene conto della volontà del minorenne in relazione alla sua età e al suo grado di maturità. La legge sul consenso informato aggiunge che hai diritto a ricevere le informazioni sulla tua salute in un modo adatto a te, per poter esprimere la tua volontà.
In pratica significa che uno studio privato ti chiederà il modulo di consenso firmato dai tuoi, e che un professionista che cominciasse senza sarebbe in violazione del proprio codice. Non è burocrazia aggirabile con una bugia: è la condizione che rende regolare quello che fa, e che protegge anche te.
Quello che la regola non blocca è parlare con qualcuno. Puoi telefonare a un servizio, presentarti a uno sportello, chiedere un primo colloquio, e la domanda da fare per prima, al telefono o appena entri, è semplice: che cosa potete fare per me senza il consenso dei miei genitori, e che cosa no. Chi lavora in quei servizi se la sente fare spesso e sa rispondere.
Serve il consenso di tutti e due i genitori?
Il codice civile dice che entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale e che si esercita di comune accordo. Se i tuoi sono separati la sostanza non cambia: le decisioni di maggiore interesse relative alla salute restano di tutti e due, e in caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice.
Se i tuoi genitori la pensano in modo diverso, ciascuno dei due può rivolgersi al giudice senza formalità, indicando i provvedimenti che ritiene più adatti. Il giudice sente i genitori e dispone l’ascolto del figlio che ha compiuto dodici anni, e anche più piccolo se capace di discernimento: a quel punto la tua opinione entra nel procedimento.
C’è poi il caso in cui il consenso manchi in tutto o in parte e il professionista ritenga invece che l’intervento sia necessario. Non è una porta che apri tu: è il Codice deontologico a stabilire che in quel caso la decisione è rimessa all’autorità giudiziaria, e la legge sul consenso informato indica il giudice tutelare, su ricorso del rappresentante legale, del medico o del rappresentante legale della struttura sanitaria.
Dove posso parlare con qualcuno senza passare dai miei
Il consultorio familiare è ad accesso diretto, senza prescrizione del medico di famiglia. Al suo interno molte Regioni hanno uno Spazio giovani riservato agli adolescenti: in Emilia-Romagna va dai 14 ai 19 anni, altrove la fascia la fissa la Regione. Ci lavorano psicologi, ostetriche, assistenti sociali, ginecologi, e fra le prestazioni elencate c’è il colloquio psicologico clinico. È il servizio pubblico pensato per la tua fascia d’età.
Lo sportello di ascolto della scuola è l’altra porta vicina. Esiste in molti istituti, anche grazie al protocollo fra il Ministero dell’Istruzione e il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, e lavora su pochi incontri. Vale la stessa regola del consenso, perché resta un intervento psicologico su un minorenne: di solito la scuola raccoglie l’autorizzazione dei genitori con un modulo a inizio anno, quindi conviene chiedere in segreteria se il tuo è già stato firmato.
Se quello che ti pesa riguarda alcol, sostanze o gioco, la regola è diversa e più larga: al servizio pubblico per le dipendenze la richiesta di essere seguito può farla direttamente la persona interessata, anche minorenne, e chi lo chiede ha diritto all’anonimato nei rapporti con il servizio.
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Lo psicologo racconterà ai miei genitori quello che dico?
Lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale: non rivela notizie, fatti o informazioni appresi in ragione del rapporto professionale, e non informa nemmeno sulle prestazioni programmate o effettuate, fuori dai casi che il Codice elenca. Il consenso dei tuoi riguarda il fatto che l’intervento si faccia, non ti rende trasparente.
Nella fase iniziale il professionista è tenuto a spiegarti, in modo comprensibile, che cosa fa, con quali finalità e quali sono il grado e i limiti giuridici della riservatezza. Chiederglielo al primo incontro non è diffidenza: è la cosa che lui deve dirti comunque, e sentirla detta con parole precise vale più di qualsiasi rassicurazione generica.
I limiti ci sono e non vanno nascosti. Il Codice prevede la deroga alla riservatezza quando si prospettano gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica della persona o di terzi, e negli obblighi di referto o denuncia il professionista riferisce soltanto quanto è strettamente necessario. C’è poi una regola che riguarda proprio la tua posizione: quando chi commissiona la prestazione e chi la riceve non coincidono, lo psicologo tutela prioritariamente la persona destinataria dell’intervento. Quella sei tu, non chi ha firmato.
Ho più di diciotto anni ma sono a carico: lo vedranno nel 730?
Se sei maggiorenne nessuno deve autorizzarti, e la questione diventa fiscale. Le spese sanitarie, comprese le sedute di psicologi e psicoterapeuti, vengono trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria e da lì confluiscono nella dichiarazione precompilata. Chi ti ha fiscalmente a carico vede nella propria precompilata le tue spese sanitarie e gli eventuali rimborsi.
Il dato viaggia perché la fattura è intestata a te, con il tuo codice fiscale: il mezzo di pagamento non c’entra. Pagare in contanti non lo ferma e in più toglie la detrazione, che dal 1° gennaio 2020 richiede un pagamento tracciabile, salvo le prestazioni rese dalle strutture pubbliche o accreditate al Servizio sanitario nazionale.
Esiste però un diritto che riguarda i tuoi dati sanitari e che puoi esercitare da solo. Chi ha compiuto sedici anni può decidere di non rendere disponibili all’Agenzia delle Entrate i dati delle proprie spese sanitarie, o solo alcuni di essi, e di non farli inserire nella precompilata; per chi non li ha compiuti, la stessa scelta spetta al tutore o al rappresentante legale. La conseguenza è diretta: chi ti ha a carico non visualizzerà le informazioni sulle spese per cui hai fatto opposizione.
Come si fa l’opposizione, in pratica
I canali sono due e si usano in momenti diversi dell’anno. Le date esatte l’Agenzia le pubblica ogni anno sulla propria pagina, perché slittano quando il termine cade di sabato o di domenica.
L’opposizione riguarda le spese di un anno preciso, e ogni anno ha le sue finestre. Non devi spiegare perché: si indica la tipologia di spesa da escludere, non il motivo. Per e-mail o per telefono puoi comunicarla anche in forma libera, senza il modello, dando le stesse informazioni più tipo, numero e scadenza del documento d’identità.
- Prima che i dati arrivino: dal 1° ottobre al 31 gennaio successivo si comunica direttamente all’Agenzia delle Entrate quale tipologia di spesa escludere, indicando nome e cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale, numero della tessera sanitaria e data di scadenza. Si fa con il modello pubblicato sul sito, inviandolo alla casella di posta dedicata, oppure per telefono al numero verde dell’Agenzia; con il modello va allegata la copia di un documento d’identità. Per le spese del 2025 il termine era il 2 febbraio 2026.
- Dopo che i dati sono stati trasmessi: ogni anno dal 9 febbraio all’8 marzo si entra nell’area autenticata del sito del Sistema Tessera Sanitaria, si consulta l’elenco delle proprie spese e si selezionano le singole voci su cui esercitare l’opposizione. L’accesso richiede SPID, CIE o la tessera sanitaria TS-CNS attivata.
Che cosa perdi, e che cosa resta
Opporsi non vuol dire rinunciare alla detrazione. Le spese per cui hai esercitato l’opposizione possono essere inserite nella fase di modifica o integrazione della dichiarazione precompilata, purché ci siano i requisiti di legge per la detraibilità. Quello che cambia è che non compaiono già scritte: le aggiunge chi le ha sostenute, nella propria dichiarazione.
Vale la pena chiamare questa cosa con il suo nome. Non è nascondere qualcosa a qualcuno: è una scelta sui tuoi dati sanitari, che la legge riconosce a chiunque abbia compiuto sedici anni, e la eserciti su di te. Il fatto che serva anche a non far comparire una riga in una dichiarazione altrui è una conseguenza, non un trucco.
Dirlo in casa, quando è possibile, è la strada più corta
Con il consenso dei tuoi puoi scegliere il professionista, andarci con continuità e non dover contare gli incontri rimasti. Senza, restano le porte gratuite, che lavorano su pochi colloqui e si fermano lì.
Se la paura è che pensino che fingi o che sia un capriccio, togli l’interpretazione dal discorso e lascia i fatti: da quanto tempo va avanti, che cosa hai smesso di fare, come dormi, che cosa è cambiato nei voti o negli amici. Una richiesta precisa vale più di una spiegazione: «vorrei parlare con uno psicologo, mi serve che firmiate il consenso».
Se dirlo in casa non è una cosa sicura, è esattamente quello che va raccontato al consultorio o allo sportello. Sono le sedi in cui un adulto che non vive con te può muoversi, e sono fatte anche per quello.
Domande frequenti
Un minorenne può andare dallo psicologo senza il consenso dei genitori?
No per un percorso vero e proprio: i trattamenti sanitari rivolti a minorenni sono subordinati al consenso informato di chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela. Restano aperti i servizi ad accesso libero come il consultorio familiare e lo Spazio giovani, e lo sportello della scuola, dove conviene chiedere al primo contatto che cosa possono fare senza quel consenso.
A 16 anni posso impedire che le mie spese sanitarie finiscano nel 730 dei miei genitori?
Sì. Chi ha compiuto sedici anni può chiedere che i dati delle proprie spese sanitarie non siano resi disponibili all’Agenzia delle Entrate e non entrino nella dichiarazione precompilata, e chi lo ha fiscalmente a carico non li vedrà. Si fa comunicandolo all’Agenzia fra il 1° ottobre e fine gennaio, oppure sul sito del Sistema Tessera Sanitaria fra il 9 febbraio e l’8 marzo.
Lo psicologo può dire ai miei genitori quello che gli racconto?
È tenuto al segreto professionale su quello che apprende nel rapporto professionale, e deve spiegarti all’inizio il grado e i limiti giuridici della riservatezza. Le deroghe esistono quando si prospettano gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica tua o di altri, e negli obblighi di referto o denuncia, in cui riferisce solo quanto è strettamente necessario. Quando chi commissiona e chi riceve la prestazione non coincidono, il Codice gli chiede di tutelare prima di tutto te.
Il consultorio è gratuito?
L’accesso è diretto, senza impegnativa del medico di famiglia e senza passare da una prenotazione specialistica. Se per una singola prestazione sia dovuto un ticket dipende dalla Regione e dal tipo di prestazione: la risposta esatta la dà il consultorio della tua zona, in una telefonata.
I miei genitori non sono d’accordo tra loro: che succede?
Le decisioni di maggiore interesse sulla salute si prendono di comune accordo, e in caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice, a cui ciascun genitore può rivolgersi senza formalità. Il giudice sente i genitori e ascolta il figlio dai dodici anni in su, o anche prima se capace di discernimento.
Fonti
- CNOP, Codice deontologico delle psicologhe e degli psicologi italiani (artt. 4, 11, 13, 31, 32)
- Normattiva, Legge 219/2017 art. 3: consenso informato di minori e incapaci
- Normattiva, codice civile art. 316: responsabilità genitoriale e contrasto fra i genitori
- Normattiva, codice civile art. 337-ter: decisioni sulla salute dei figli di genitori separati
- Regione Emilia-Romagna, Spazio giovani: accesso libero e prestazioni
- Regione Emilia-Romagna, la rete dei consultori: accesso diretto senza prescrizione
- CNOP, protocollo con il Ministero dell’Istruzione per il supporto psicologico nelle scuole
- Normattiva, DPR 309/1990 art. 120: terapia volontaria e anonimato nei servizi per le dipendenze
- Agenzia delle Entrate, opposizione all’utilizzo delle spese sanitarie nel 730 precompilato
- Sistema Tessera Sanitaria, spese sanitarie: consultazione e opposizione dal 9 febbraio all’8 marzo
- Agenzia delle Entrate, spese sanitarie detraibili
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Cerchi un nome, non solo una risposta?
Una persona legge la richiesta e ti propone uno psicologo iscritto all’Albo, libero negli orari che indichi. Per ora lo facciamo in poche città.
Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica né una consulenza fiscale o legale. Le regole su contributi, detrazioni e accesso ai servizi pubblici cambiano: le fonti qui sopra sono il riferimento aggiornato.