Mindfulness e ACT

Bussola dei valori ACT: l’esercizio e come si compila

La bussola dei valori è l’esercizio con cui, in ACT, si scrivono le direzioni che contano davvero — la persona che si vuole essere con i figli, nel lavoro, con il proprio corpo — e si confronta ciascuna con quanto la si sta effettivamente seguendo. Non produce obiettivi da spuntare, ma una direzione verso cui muoversi, e rende visibile lo scarto fra quello che dici che conta e quello che nelle ultime settimane hai fatto.

Aggiornata il 29 settembre 2026. A cura della redazione clinica di Atlante Clinico.

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Che cos’è e a che cosa serve

Un valore non è un obiettivo. L’obiettivo è un traguardo che a un certo punto raggiungi e depenni dalla lista: prendere la laurea, trovare casa, smettere di fumare. Il valore è la direzione in cui quel traguardo stava: essere una persona che impara, costruire un posto in cui si sta bene, trattare bene il proprio corpo. Una direzione non si raggiunge mai del tutto, e non è un difetto: significa che è disponibile anche oggi, anche in una giornata storta, anche se l’ultimo obiettivo è saltato. La bussola serve a scrivere queste direzioni con parole tue, non con le formule generiche che vengono in mente per prime.

Il foglio si compila per ambiti di vita: coppia, famiglia, amicizie, lavoro o studio, salute fisica, tempo libero, impegno verso gli altri. Per ciascuno scrivi una frase che dica come vuoi comportarti lì dentro, poi due numeri da 0 a 10: quanto quell’ambito conta per te, e quanto nelle ultime due settimane ti sei effettivamente mosso in quella direzione. La distanza fra i due numeri è l’informazione che cerchi. Un ambito con importanza 9 e coerenza 2 non dice che sei una persona incoerente: dice dove la vita si è ristretta, quasi sempre perché lì c’è qualcosa che stai evitando.

Compilare la bussola può risultare scomodo, e conviene saperlo prima. Vedere scritto che la famiglia vale 10 e che nelle ultime due settimane ne hai onorato 3 apre un vuoto che molte persone leggono immediatamente come una colpa. Non è questo il punto. Lo scarto è un’informazione di posizione, come quella che dà una bussola: dice da che parte è il nord rispetto a dove ti trovi adesso, non che hai sbagliato tutta la strada. E se mentre scrivi ti accorgi di stare compilando quello che dovresti volere — perché lo vogliono i tuoi, il partner, l’ambiente in cui lavori — segnalo a margine e riscrivi la riga.

La bussola non si compila una volta e si archivia. Serve a scegliere, fra sette ambiti, quello su cui muoverti nei prossimi giorni, e a tradurre la direzione in un comportamento che si possa fare questa settimana: non «essere più presente con mia figlia», ma «martedì e giovedì la vado a prendere a scuola a piedi, e per quei venti minuti il telefono resta in tasca». Il passaggio dalla direzione al comportamento datato è la seconda metà del lavoro, e senza di esso il foglio resta una dichiarazione di intenti.

Quando è utile

  • All’inizio di un percorso ACT, per dare una direzione al lavoro prima ancora di toccare i sintomi.
  • Quando la vita si è organizzata intorno all’evitamento e la domanda «cosa vorresti fare» non ha più risposta.
  • In una fase depressiva in cui tutto sembra uguale a tutto e nessuna attività ha più un motivo per essere iniziata.
  • Davanti a una scelta bloccata: cambiare lavoro, chiudere o continuare una relazione, trasferirsi.
  • Con chi raggiunge un obiettivo dopo l’altro e ogni volta scopre che non era quello.
  • Prima di impostare un’esposizione: ci si espone per qualcosa, e quel qualcosa va nominato prima.
  • Quando il percorso rischia di ridursi alla riduzione dei sintomi e serve un criterio per decidere cosa conta.

Come si fa, passo per passo

  1. 1. Elenca gli ambiti che ti riguardano

    Sei o sette bastano: coppia, famiglia, amicizie, lavoro o studio, salute fisica, tempo libero, impegno verso gli altri. Non devono esserci tutti e non devono essere quelli di un elenco standard. Se un ambito non ti riguarda in questo momento della vita, lascialo fuori invece di riempirlo per simmetria.

  2. 2. Scrivi ogni valore con parole tue

    Una frase per ambito, in prima persona, che descriva un modo di comportarsi: «dire quello che penso anche quando ho paura di deludere», «esserci con la testa quando mia figlia racconta la giornata». Le parole astratte — autenticità, equilibrio, rispetto — vanno tradotte: cosa farebbe una telecamera vedere, se in quell’ambito ti comportassi così.

  3. 3. Verifica che sia una direzione

    Prova a chiederti se un giorno potresti dichiararlo concluso. «Sposarmi» finisce, «essere un compagno su cui si può contare» no. Se la frase finisce, hai scritto un obiettivo: tienilo, ma risali alla direzione che lo rendeva importante, ed è quella che va nella colonna del valore.

  4. 4. Assegna l’importanza da 0 a 10

    Quanto conta per te quell’ambito, adesso, non quanto dovrebbe contare e non quanto conta per altri. È lecito e utile che qualche riga stia a 3 o a 4: una bussola in cui tutto vale 10 non orienta niente, perché non permette di scegliere da dove cominciare.

  5. 5. Vota la coerenza delle ultime settimane

    Secondo numero da 0 a 10: quanto, nelle ultime due settimane, ti sei comportato in linea con quella frase. Guarda i fatti — cosa hai fatto, con chi, quante volte — non le intenzioni. Due settimane sono una finestra breve apposta: ricordabile, e abbastanza corta da poter cambiare entro il mese.

  6. 6. Guarda lo scarto e scegli un ambito

    Sottrai la coerenza dall’importanza e osserva dove il numero è più alto. Poi scegline uno solo, e non necessariamente il più grande: spesso conviene partire da uno scarto medio in cui un’azione minima è disponibile già questa settimana, perché il primo movimento vale più del primo proposito.

  7. 7. Traduci la direzione in un’azione datata

    Dall’ambito scelto ricava un comportamento con giorno, ora, luogo e durata: «sabato alle 10, venti minuti di chitarra, in camera». Se al pensiero di farlo compare un ostacolo — stanchezza, vergogna, il pensiero che sia inutile — scrivilo accanto: è la parte che andrà preparata, non eliminata.

Esempio

Bussola compilata alla terza seduta da una donna di 41 anni arrivata dopo alcuni mesi di forte sovraccarico lavorativo. I due numeri sono stati messi di getto, senza rileggerli.

Esempio di bussola dei valori compilata
Ambito di vitaIl valore, nelle mie paroleImportanza 0-10Coerenza ultime 2 settimane 0-10
Coppia«Dire a Marco quello che penso anche quando temo che si offenda»93
Famiglia«Esserci con la testa, non solo con il corpo, quando Giulia racconta la giornata»104
Amicizie«Cercare io, invece di aspettare che mi cerchino»62
Lavoro«Fare un lavoro di cui non mi devo vergognare, senza prendermi anche quello degli altri»85
Salute fisica«Trattare il corpo come uno strumento che serve, non come un mezzo da spremere»82
Tempo libero«Suonare, anche male, senza che debba servire a qualcosa»71
Impegno verso gli altri«Due ore al mese al coro, come facevo prima»40

Lo scarto più grande non sta nell’ambito più importante. Salute e tempo libero hanno importanza 8 e 7 con coerenza 2 e 1: sono le due righe da cui è partita la settimana successiva, perché lì un’azione minima era disponibile subito, mentre la riga della coppia richiedeva una conversazione da preparare.

L’ultima riga vale 4. Un valore poco importante non è un valore sbagliato: serve proprio a evitare che la bussola diventi un elenco di doveri tutti da 10, che è il modo più rapido per non usarla.

Nella riga della coppia il valore è scritto come comportamento («dire quello che penso»), non come stato d’animo («sentirmi vicina a Marco»). Gli stati d’animo non si possono mettere in agenda; i comportamenti sì, ed è per questo che la colonna va formulata così.

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Note per il professionista

La bussola non regge come compito a casa consegnato in bianco: torna con tre righe generiche e un vago senso di inadeguatezza. Conviene compilare i primi due ambiti in seduta, con la persona che scrive e il terapeuta che fa le domande, e affidare il resto solo dopo. Le domande che producono materiale utile sono concrete: cosa vorresti che i tuoi figli ricordassero di come ti sei comportato in questo periodo, cosa faresti in quell’ambito se l’ansia non fosse un criterio di scelta, quale attività ti mancava di più quando eri fermo. La domanda «quali sono i tuoi valori» in astratto produce quasi sempre elenchi copiati.

Il primo errore da intercettare è il valore importato: la riga che risponde a un dovere familiare, religioso o professionale senza essere stata scelta. Due domande lo smascherano: «se nessuno lo venisse mai a sapere, lo faresti lo stesso?» e «quando lo fai, ti sembra di seguire qualcosa o di evitare un rimprovero?». Il secondo errore è il valore scritto come emozione da provare — sentirmi sereno, sentirmi amato — che non è un comportamento e quindi non è azionabile: va riportato al livello di quello che la persona farebbe.

Lo scarto è la parte clinicamente delicata. In un quadro depressivo o in una persona con autocritica marcata, la colonna della coerenza diventa la prova documentale del proprio fallimento, e la seduta si rovescia in autoaccusa. Il correttivo è procedurale, non consolatorio: si fa seguire immediatamente la scelta di una sola azione, piccola e datata, e si nomina esplicitamente la reazione critica come un contenuto da notare, agganciandola al lavoro di defusione o al registro autocompassionevole. Un foglio che apre lo scarto e non offre un passo entro la settimana è un intervento incompleto.

La bussola si rivede, non si rifà: dopo quattro o sei settimane si riprende lo stesso foglio e si riassegna solo la colonna della coerenza, lasciando invariata quella dell’importanza. È una misura di processo utilissima, molto più leggibile di una scala sintomatologica, e fa vedere il movimento anche quando l’ansia o l’umore non si sono ancora spostati. Da qui il percorso prosegue naturalmente verso l’azione impegnata, e la bussola diventa il criterio con cui si sceglie su quale gradino di esposizione vale la pena spendere fatica.

Cautele e controindicazioni

  • Non è un test né uno strumento di valutazione: i punteggi descrivono una posizione soggettiva in un dato periodo, non un tratto di personalità.
  • In depressione grave lo scarto può alimentare autoaccusa e senso di inutilità. In quel caso si compilano due ambiti soltanto, in seduta, e si passa subito a un’azione minima.
  • Non esistono valori giusti o sbagliati, e la bussola non è un esame morale. Se la compilazione scivola sul giudizio, l’esercizio ha perso la sua funzione.
  • Con perfezionismo marcato o disturbo ossessivo-compulsivo l’attribuzione dei punteggi può trasformarsi in una revisione continua alla ricerca del numero esatto: si fissa un solo passaggio e non si torna indietro.
  • In una crisi acuta, in un lutto recente o in presenza di rischio suicidario il lavoro sui valori non è la priorità: viene dopo la stabilizzazione e, dove serve, dopo un piano di sicurezza.
  • Compilata da soli, la bussola chiarisce la direzione ma lascia scoperta la parte difficile: cosa fare quando muoversi in quella direzione fa comparire ciò che si stava evitando.

Domande frequenti

Che differenza c’è fra valori e obiettivi?

L’obiettivo è un traguardo che si raggiunge e si conclude: un esame, un trasloco, una corsa di dieci chilometri. Il valore è la direzione che rende importante quel traguardo e che resta disponibile anche dopo, o anche se il traguardo salta: imparare, costruire una casa in cui si sta bene, avere cura del proprio corpo. In pratica, un obiettivo si può spuntare da una lista, una direzione no: la si può solo seguire più o meno da vicino, e questo è quello che la bussola misura.

Quanti valori devo scegliere?

Per compilare il foglio, sei o sette ambiti sono sufficienti. Per lavorarci sopra, uno alla volta. È la parte che viene disattesa più spesso: si esce dalla seduta con sette direzioni e nessun comportamento, e dopo due settimane non è cambiato nulla. Scegli l’ambito dove lo scarto è evidente e dove esiste già un’azione fattibile entro pochi giorni, e lascia gli altri sul foglio: ci si torna, il foglio resta.

Cosa faccio se la coerenza è bassa dappertutto?

È un esito frequente quando si arriva da un periodo lungo di evitamento o da una fase depressiva, e va letto per quello che è: una misura di quanto la vita si è ristretta, non un giudizio su di te. La mossa non è aumentare tutte le righe insieme, ma sceglierne una e ridurre l’azione fino a renderla certa — cinque minuti, una telefonata, un isolato. La colonna dell’importanza, intanto, resta ferma: è la prova che la direzione c’è ancora.

Ogni quanto si rifà la bussola dei valori?

Non si rifà: si rilegge. Ogni quattro o sei settimane si riprende lo stesso foglio e si riassegna solo il punteggio di coerenza, lasciando intatta l’importanza. In questo modo il confronto è leggibile e mostra il movimento anche quando i sintomi non si sono ancora spostati. Le frasi dei valori si riscrivono solo se cambiano davvero, cosa che accade raramente e di solito dopo un evento di vita importante.

Posso compilare la bussola dei valori da solo?

Sì, e spesso il solo fatto di scrivere le sette righe chiarisce dove la vita si è ristretta. Quello che è difficile fare da soli è riconoscere i valori importati — quelli che rispondono a un’aspettativa altrui — e reggere quello che compare quando si comincia a muoversi verso ciò che conta, perché di norma è esattamente ciò che si stava evitando. Quel secondo passaggio è il motivo per cui l’esercizio, in ACT, non sta mai da solo.

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Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica. Gli esercizi descritti sono strumenti di psicoterapia: la scelta, l’adattamento e i tempi spettano al professionista che segue la persona.