Abilità DBT

DEAR MAN DBT: come formulare una richiesta, con esempio

DEAR MAN è la sequenza che la DBT usa per chiedere qualcosa o per dire di no in modo efficace: descrivere i fatti, esprimere come ci si sente, chiedere in modo esplicito, dire che cosa si ottiene in cambio, restare sul punto, mostrarsi sicuri, negoziare. Serve quando l’obiettivo della conversazione è ottenere un risultato concreto, e si prepara prima, per iscritto.

Aggiornata il 29 settembre 2026. A cura della redazione clinica di Atlante Clinico.

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Che cos’è e a che cosa serve

Molte richieste falliscono prima di essere fatte. Alcune non partono mai — si aspetta il momento giusto per settimane, e nel frattempo il fastidio cresce. Altre partono male: dopo tre rinvii si arriva alla conversazione già arrabbiati, si comincia dal torto subito, e chi ascolta si mette a difendersi invece di rispondere alla domanda. Altre ancora sono troppo vaghe per essere accolte: «potresti dare una mano ogni tanto» non è una richiesta, è un’insoddisfazione detta ad alta voce.

DEAR MAN è un modo di costruire la richiesta in sette mosse, in un ordine preciso. Le prime quattro riguardano il contenuto. D sta per descrivi: i fatti, come li registrerebbe una telecamera, senza aggettivi e senza interpretazioni. E sta per esprimi: una frase su come ti sei sentito, al singolare, senza attribuire intenzioni all’altro. A sta per afferma, cioè chiedi in modo diretto e specifico quello che vuoi. R sta per rinforza: dici quale vantaggio ne viene, per l’altro o per la relazione.

Le ultime tre riguardano il modo in cui la conversazione viene tenuta. M sta per mantieni il focus: se arrivano deviazioni — vecchie questioni, contrattacchi, cambi di argomento — ripeti la richiesta con parole simili invece di seguire la deviazione. La A di appari sicuro riguarda il corpo e la voce: sguardo, tono normale, niente frasi che si scusano di esistere. N sta per negozia: entri con una richiesta e una o due alternative accettabili, perché una richiesta senza spazio di negoziazione è un ultimatum.

La cosa più importante da capire è a che cosa serve. DEAR MAN punta a ottenere un risultato. Non è la tecnica per farsi voler bene né quella per sentirsi a posto con se stessi: nella DBT quelle sono altre due sequenze, GIVE e FAST, che si aggiungono a questa quando la relazione o il rispetto di sé pesano quanto il risultato. Prima di preparare una richiesta vale la pena decidere quale delle tre cose conta di più in quella conversazione, perché le mosse cambiano.

Quando è utile

  • Chiedere un cambiamento concreto a un collega, a un capo, a un familiare, a un vicino.
  • Dire di no a una richiesta che si è sempre accettata, senza aprire una discussione.
  • Negoziare carichi domestici, orari, turni, scadenze, contributi economici.
  • Riportare a chi eroga un servizio un problema che si ripete, ottenendo una soluzione invece di una scusa.
  • Nelle conversazioni che finiscono sempre allo stesso modo, dove la richiesta si perde nel conflitto.
  • Quando si evita di chiedere per timore della reazione e il costo dell’attesa è diventato alto.

Come si fa, passo per passo

  1. 1. Stabilisci l’obiettivo concreto della conversazione

    Una frase con un verbo e un oggetto: «voglio che mi restituisca il sabato libero», «voglio che le comunicazioni sul progetto arrivino anche a me». Se non riesci a scriverla, la conversazione non è pronta. Decidi anche che priorità hanno la relazione e il rispetto di te stesso, perché da quello dipende quanto le sequenze GIVE e FAST entreranno nel discorso.

  2. 2. Scrivi i fatti in due righe

    Solo ciò che sarebbe verificabile da fuori: date, numeri, frasi effettivamente dette. «Negli ultimi due mesi ho fatto tre sabati su quattro» è una descrizione. «Ti approfitti sempre della mia disponibilità» non lo è, ed è la frase che sposta la conversazione dal problema alla difesa.

  3. 3. Esprimi come stai in una frase

    In prima persona, su di te, senza diagnosi dell’altro: «mi pesa» oppure «mi sento messo da parte». Una frase, non un paragrafo. L’errore tipico è l’espressione mascherata da descrizione — «mi sento sfruttata da te» attribuisce un comportamento all’altro e riapre il conflitto.

  4. 4. Chiedi in modo diretto e specifico

    Con un verbo, un numero e un tempo: «ti chiedo di prendere tu i prossimi due sabati». Niente domande indirette («non è che potresti…»), niente allusioni, niente richieste che l’altro deve indovinare. Se la richiesta è un rifiuto, la stessa regola vale al contrario: «questo mese non posso, non mi è possibile coprirlo».

  5. 5. Aggiungi che cosa ne viene di buono

    Un vantaggio reale e verificabile per l’altro o per il rapporto: copertura garantita di un altro turno, meno riorganizzazioni all’ultimo, una collaborazione che regge nel tempo. Evita le minacce mascherate da rinforzo. Se il vantaggio non esiste, meglio non inventarlo: il rinforzo può anche essere il semplice riconoscimento di ciò che l’altro ha già fatto.

  6. 6. Resta sul punto quando la conversazione devia

    La tecnica si chiama disco rotto: ripeti la richiesta con parole quasi identiche, con lo stesso tono, quante volte serve. Se arriva un contrattacco, riconoscilo in tre parole e torna alla richiesta: «capisco che sia stato un periodo pesante; ti chiedo comunque di prendere i prossimi due sabati». Non entrare in discussioni sul passato che non hai aperto tu.

  7. 7. Cura postura, voce e sguardo

    Occhi sull’interlocutore, spalle aperte, volume normale, frase che finisce in discesa e non in salita. Niente risate nervose, niente scuse preliminari («scusa se ti disturbo, so che hai mille cose»). Questa parte si prova ad alta voce prima, perché a mente non si sente.

  8. 8. Entra con una seconda opzione già pronta

    Decidi prima che cosa accetteresti al posto della richiesta piena: un sabato su due, un mese di prova, una data diversa. Puoi anche rilanciare la domanda all’altro («come pensi che si possa risolvere?»). La negoziazione va preparata, altrimenti in seduta stante si finisce per accettare qualunque cosa o per non cedere niente.

Esempio

Una richiesta preparata per iscritto prima di una conversazione durata circa quattro minuti: chiedere a un collega di riprendersi i turni del sabato che aveva ceduto per un periodo che doveva essere temporaneo.

DEAR MAN riga per riga, con le frasi effettivamente usate
LetteraIn italianoChe cosa faLa frase detta
D — DescribeDescriviI fatti verificabili, senza aggettivi né intenzioni attribuite.«A marzo ci eravamo accordati che avrei coperto io i tuoi sabati per due mesi. Da allora ne ho fatti nove su dodici.»
E — ExpressEsprimiUna frase su come stai, in prima persona.«Mi pesa, e da qualche settimana ci penso già il mercoledì.»
A — AssertAfferma la richiestaChiedi in modo esplicito, con numeri e tempi.«Ti chiedo di riprendere i sabati dal mese prossimo, come avevamo detto.»
R — ReinforceRinforzaDici che cosa ne viene di buono per l’altro o per il rapporto.«Così il piano turni resta stabile e non dobbiamo rifarlo ogni settimana all’ultimo. E se ti serve un cambio puntuale, continuo a darti una mano volentieri.»
M — MindfulResta sul puntoRipeti la richiesta quando la conversazione devia.«Capisco che con il trasloco sia stato complicato. Ti chiedo comunque di riprendere i sabati dal mese prossimo.»
A — Appear confidentMostrati sicuroCorpo e voce coerenti con la richiesta.In piedi accanto alla sua scrivania, non appoggiata alla parete. Volume normale, nessuna risata alla fine della frase, nessun «scusa se ti chiedo questa cosa».
N — NegotiateNegoziaEntri con un’alternativa accettabile già decisa.«Se il mese prossimo è troppo stretto, partiamo con uno su due a ottobre e da novembre torniamo come prima. Quale delle due funziona meglio per te?»

La descrizione contiene due numeri e una data. È la parte che rende la richiesta difficile da contestare e che, nelle versioni fallite della stessa conversazione, era stata sostituita da «tu ti approfitti».

La riga M è stata usata una volta sola, ed è bastata. Nella preparazione erano state scritte tre versioni della stessa frase per non doverle cercare sul momento: quando la deviazione arriva, riformulare a braccio è esattamente ciò che non riesce.

L’esito è stato l’alternativa, non la richiesta piena. È il risultato tipico di un DEAR MAN ben fatto: la seconda opzione era stata decisa prima, quindi accettarla è stata una scelta e non una resa.

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Note per il professionista

DEAR MAN si insegna scrivendo, non spiegando. La procedura che funziona è far portare alla seduta una richiesta reale e non fatta, compilare insieme le sette righe su un foglio, poi provarle ad alta voce con il terapeuta nel ruolo dell’interlocutore difficile. Le prime versioni contengono quasi sempre lo stesso errore: la D è già un’accusa e la A non c’è. Farlo notare sul foglio, riga per riga, è più efficace di qualunque descrizione del modello, perché rende visibile che la richiesta non era mai stata formulata.

Sul dosaggio: si parte da una richiesta a bassa posta — un cambio di orario, una restituzione, un chiarimento con un esercente — e si sale solo dopo due o tre successi. Cominciare dalla conversazione più carica, tipicamente quella con un genitore o con il partner, produce un fallimento che viene attribuito alla tecnica. Vale la pena concordare anche il momento: la richiesta si fa quando entrambi hanno cinque minuti e nessuno dei due è a un picco emotivo, e questa condizione da sola spiega una parte delle riuscite.

Tre modi in cui fallisce. Il primo è l’obiettivo confuso: la persona vuole il risultato ma soprattutto vuole che l’altro riconosca il torto, e la conversazione scivola lì; si corregge separando in modo esplicito gli obiettivi — risultato, relazione, rispetto di sé — e decidendo quale viene prima. Il secondo è la M assente: alla prima deviazione la persona segue l’argomento nuovo e la richiesta non torna più; si corregge preparando tre riformulazioni scritte e provandole nel role playing con interruzioni deliberate. Il terzo è l’aspettativa sbagliata sull’esito: DEAR MAN aumenta la probabilità di ottenere, non la garantisce, e in contesti rigidi o con interlocutori indisponibili una richiesta ben fatta può essere respinta. In quel caso il risultato utile è aver formulato la richiesta senza perdere il rispetto di sé, e va nominato come tale prima della conversazione, non dopo il rifiuto.

Nel modulo di efficacia interpersonale, DEAR MAN copre l’obiettivo; GIVE si occupa di conservare la relazione mentre lo si persegue, FAST di conservare il rispetto di sé. Nella pratica si insegnano in quest’ordine e poi si combinano, perché con un familiare stretto la sequenza pura suona meccanica, mentre con un servizio clienti va benissimo così com’è. A monte, la scelta dell’obiettivo appartiene alla mente saggia, e per chi tende a chiedere sotto la spinta della rabbia conviene anteporre STOP. A valle, il role playing in seduta è lo strumento che trasforma un foglio compilato in una frase che esce davvero.

Cautele e controindicazioni

  • Non è indicata nelle relazioni violente o coercitive: in quei contesti una richiesta diretta può aumentare il rischio, e la priorità è la sicurezza, non l’efficacia comunicativa.
  • Non garantisce il risultato. Presentarla come una tecnica che fa ottenere quello che si vuole produce, al primo rifiuto, l’abbandono dell’abilità e un rinforzo dell’idea che chiedere sia inutile.
  • Applicata con un interlocutore in forte attivazione emotiva, o durante un litigio già acceso, non regge: prima viene l’abbassamento dell’intensità, poi la richiesta.
  • Usata alla lettera con le persone più intime, può risultare rigida e distante. Lì va integrata con le abilità di validazione e di modi gentili, altrimenti la forma vince sul contenuto.
  • In presenza di un’asimmetria di potere reale — il proprio superiore, un procedimento in corso, un rapporto di lavoro precario — le conseguenze possibili di una richiesta vanno valutate prima, insieme a cosa si è disposti a rischiare.

Domande frequenti

Che cosa significa DEAR MAN?

È l’acronimo di Describe, Express, Assert, Reinforce, Mindful, Appear confident, Negotiate: descrivi i fatti, esprimi come ti senti, chiedi in modo esplicito, rinforza indicando il vantaggio, resta sul punto quando la conversazione devia, mostrati sicuro nel corpo e nella voce, negozia con un’alternativa già pronta. Appartiene al modulo di efficacia interpersonale della DBT ed è la sequenza dedicata a ottenere un risultato concreto.

Qual è la differenza fra DEAR MAN, GIVE e FAST?

Rispondono a tre obiettivi diversi della stessa conversazione. DEAR MAN serve a ottenere ciò che si chiede. GIVE serve a uscirne con il rapporto intatto: modi gentili, interesse, validazione, atteggiamento non rigido. FAST serve a mantenere il rispetto di sé: equità, niente scuse a ripetizione, fedeltà ai propri valori, sincerità. Nella pratica si decide prima quale dei tre conta di più e si combinano le mosse di conseguenza.

E se l’altro dice di no lo stesso?

Succede, e non significa che la sequenza non abbia funzionato: DEAR MAN aumenta la probabilità di ottenere, non elimina il diritto dell’altro di rifiutare. Quando arriva un no, le opzioni sono tre: proporre l’alternativa preparata, chiedere che cosa renderebbe possibile un sì, oppure chiudere la conversazione e decidere che cosa fare della situazione. Il risultato che resta comunque è aver formulato la richiesta in modo chiaro, invece di averla rimandata un’altra volta.

Devo dire le frasi esattamente come sono scritte?

Le prime volte conviene, perché sotto tensione la formulazione spontanea torna alle abitudini che si stanno cambiando. Dopo tre o quattro richieste, la struttura resta e le parole diventano proprie. Quello che non va improvvisato nemmeno più avanti sono due cose: la descrizione dei fatti, che deve restare priva di interpretazioni, e le riformulazioni della richiesta da usare quando la conversazione devia.

Posso usarla con il partner o solo al lavoro?

Si usa in entrambi i contesti, ma non nello stesso modo. Con un estraneo o in un rapporto professionale la sequenza pura funziona bene. Con una persona intima la stessa sequenza detta alla lettera suona procedurale, e va mescolata con la validazione e con i modi gentili di GIVE: si descrive, si esprime, si chiede, ma si lascia spazio anche a quello che l’altro sta portando, senza perdere la richiesta per strada.

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Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica. Gli esercizi descritti sono strumenti di psicoterapia: la scelta, l’adattamento e i tempi spettano al professionista che segue la persona.