Emozioni e corpo
Rilassamento applicato (Öst): fasi, durata e uso clinico
Il rilassamento applicato è un protocollo descritto da Lars-Göran Öst alla fine degli anni Ottanta: si parte dal rilassamento muscolare progressivo e lo si abbrevia per fasi, fino a poter richiamare una risposta di rilassamento in circa venti-trenta secondi dentro le situazioni in cui compaiono i primi segnali di ansia. Non è una tecnica da pochi minuti: richiede esercizio quotidiano e un percorso strutturato.
Aggiornata il 17 ottobre 2026. A cura della redazione clinica di Atlante Clinico.
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Il rilassamento applicato si impara in tappe. All’inizio si contraggono e si rilasciano i gruppi muscolari, uno alla volta. Poi si lavora solo sul rilascio, poi si associa il rilascio a una parola e al respiro, e infine si impara a usarlo in pochi secondi, anche in piedi o in mezzo agli altri.
Il punto non è sentirsi rilassati sul divano, ma imparare a riconoscere presto i primi segnali di tensione e a rispondere con qualcosa di rapido. Per questo la parte decisiva viene alla fine: si prova nelle situazioni della vita quotidiana, partendo da quelle facili.
Richiede costanza. Nelle descrizioni del protocollo si propongono esercizi quotidiani di circa quindici-venti minuti nelle prime fasi. Se qualche tappa non funziona, si può restare più a lungo su quella, d’accordo con il terapeuta.
Quando è utile
- Quando il lavoro riguarda tensione muscolare e attivazione fisiologica come parte del quadro d’ansia.
- Nel disturbo d’ansia generalizzata, dove il protocollo è stato descritto e studiato.
- Quando si vuole una abilità di regolazione da usare in situazione, e non solo a casa.
- In pazienti che hanno già conosciuto il rilassamento muscolare progressivo e vogliono accorciarlo.
- In associazione ad altri interventi, quando la persona riferisce di non accorgersi della tensione se non a livelli alti.
- Nel percorso di preparazione a situazioni specifiche, come visite mediche o colloqui.
Come si fa, passo per passo
1. Spiega il razionale
Presenta il protocollo come addestramento di un’abilità: si impara in sedute e a casa, e si trasferisce poco alla volta nella vita quotidiana.
2. Rilassamento progressivo
Si contraggono e si rilasciano circa sedici gruppi muscolari, per cinque-dieci secondi di tensione e circa trenta di rilascio. Si pratica ogni giorno per circa quindici-venti minuti.
3. Solo rilascio
Senza contrarre prima, si rilasciano i gruppi muscolari, riducendoli a circa sette. La pratica quotidiana dura circa cinque-sette minuti.
4. Rilassamento condizionato
Si associa una parola scelta dalla persona, per esempio «calma», all’espirazione, mentre si lascia andare la tensione. Si pratica ripetendo qualche respiro per volta.
5. Rilassamento differenziale
Si impara a rilassare i muscoli non necessari mentre si svolge un’attività: seduti, in piedi, mentre si legge o si cammina.
6. Rilassamento rapido
Si usa la parola e il respiro per ottenere il rilascio in venti-trenta secondi, più volte al giorno, in situazioni tranquille.
7. Applicazione
Si usa il rilassamento rapido nelle situazioni che producono i primi segnali d’ansia, partendo da quelle meno impegnative secondo una gerarchia.
8. Mantenimento
Si continua a esercitarlo a intervalli regolari anche dopo la fine del percorso, in modo che resti a disposizione.
Esempio
Esempio di fantasia, costruito a scopo illustrativo.
Un registro di pratica nella fase di rilassamento rapido. I valori sono inventati per mostrare come compilarlo.
| Giorno | Fase | Dove | Tensione prima → dopo (0-10) |
|---|---|---|---|
| Lunedì | Rilassamento rapido | Cucina, mattina | 3 → 2 |
| Martedì | Rilassamento rapido | In coda alla posta | 5 → 4 |
| Mercoledì | Solo rilascio | Divano, sera | 4 → 2 |
| Giovedì | Rilassamento rapido | Prima di una telefonata di lavoro | 6 → 5 |
| Venerdì | Rilassamento differenziale | Alla scrivania | 4 → 3 |
Anche una riga con variazione piccola va registrata: il registro serve a vedere in che situazioni la tecnica viene usata, non a inseguire un punteggio.
La riga di mercoledì mostra che si può tornare a una fase precedente quando serve.
Note per il professionista
Il protocollo è associato a Öst (1987) e prevede, secondo le descrizioni, otto-dodici incontri, con esercizio quotidiano tra l’uno e l’altro. Ogni fase si passa quando la precedente è padroneggiata: il criterio è la capacità della persona di ottenere il rilascio, non il numero di sedute.
Una raccomandazione ricorrente è di far arrivare presto la persona al lavoro in situazione: l’addestramento in studio ha valore se si trasferisce. Si possono usare gerarchie di situazioni come nell’esposizione, e il registro dei segnali precoci (corporei, cognitivi, comportamentali) per individuare quando applicare la tecnica.
Gli ostacoli più comuni sono la mancata pratica a casa, l’abbandono della parola-segnale e l’uso del rilassamento come comportamento protettivo in un lavoro di esposizione. In quest’ultimo caso conviene distinguere le due finalità e concordare quando usarlo.
Nei casi con ansia da sangue e ferite il protocollo prevede una variante di tensione applicata, diversa dal rilassamento; verifica la letteratura specifica prima di adottarlo.
Cautele e controindicazioni
- La contrazione muscolare va evitata o adattata in presenza di dolore, lesioni, patologie muscolo-scheletriche o gravidanza a rischio; in caso di dubbio si chiede il parere del medico.
- Alcune persone provano sensazioni intense durante il rilassamento (formicolii, paura di perdere il controllo): si interrompe e se ne parla.
- Usato durante le esposizioni per abbassare l’ansia può funzionare come comportamento protettivo.
- Senza pratica quotidiana il protocollo perde buona parte del suo senso: va verificata la fattibilità prima di proporlo.
- Non sostituisce una valutazione clinica né un trattamento adeguato al quadro.
Domande frequenti
In cosa il rilassamento applicato differisce dal rilassamento muscolare progressivo?
Il rilassamento muscolare progressivo è la prima fase. Il rilassamento applicato prosegue accorciando il tempo necessario, associando una parola al rilascio e trasferendo la risposta nelle situazioni quotidiane, fino a ottenerla in circa venti-trenta secondi.
Quanto dura il protocollo?
Nelle descrizioni classiche è di otto-dodici incontri, con esercizio quotidiano. La durata effettiva dipende dalla persona e dal quadro, e si adatta al ritmo con cui le fasi vengono padroneggiate.
Serve un setting particolare?
Nelle prime fasi serve un posto tranquillo e comodo. Man mano che il protocollo procede si esercita in posizioni e luoghi sempre meno protetti.
Si può usare da soli?
Il protocollo è descritto come percorso guidato da un professionista. Le singole tecniche, come il rilassamento muscolare, possono essere proposte in modo più semplice.
Esercizi collegati
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Atlante Clinico è il repertorio di tecniche ed esercizi che cerchi prima della seduta: schede tratte dai testi di riferimento, ricercabili per obiettivo e per orientamento, con le cautele accanto alla procedura.
Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica. Gli esercizi descritti sono strumenti di psicoterapia: la scelta, l’adattamento e i tempi spettano al professionista che segue la persona.