Quando il percorso è già iniziato
Quando il terapeuta sbaglia: i segnali, che cosa puoi fare
Da dentro si assomigliano tre cose diverse: una terapia che è dura perché il lavoro è duro, un professionista che non fa al caso tuo, e una condotta che viola le regole della professione. La prima si attraversa, la seconda si cambia, la terza si può segnalare all’Ordine degli psicologi della regione in cui quel professionista è iscritto. Il Codice deontologico scrive che cosa ti è dovuto, ed è un testo pubblico: la prima mossa, in quasi tutti i casi, è nominare il fatto in seduta.
Aggiornato il 1 ottobre 2026. A cura della redazione clinica di Atlante Clinico.
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- Uscire da una seduta scossi o stanchi può far parte del lavoro; uscirne giudicati, sgridati o umiliati no, e non è una cosa da sopportare per educazione.
- Il Codice deontologico impone condotte non lesive, il segreto professionale, le informazioni dovute all’inizio del rapporto, i limiti della competenza e il divieto di relazioni affettive o sessuali con chi è in cura.
- Il professionista deve adoperarsi perché sia rispettata la tua libertà di scegliere a chi rivolgerti: scoraggiarti dal consultare qualcun altro va nella direzione opposta.
- La mossa che risolve più casi è nominare il fatto in seduta, con una data e una descrizione, senza interpretarlo.
- La segnalazione va all’Ordine regionale a cui il professionista è iscritto, va firmata con copia di un documento d’identità e viene trasmessa al professionista con il tuo nome.
- È un canale disciplinare: non risarcisce, non restituisce il denaro e non sostituisce un’azione civile o una denuncia penale.
È la terapia a essere dura, o è il terapeuta a sbagliare?
Capita di uscire da una seduta peggio di come si è entrati. Succede quando si tocca una cosa evitata per anni, e in quel caso la fatica è il lavoro: ha una direzione, sai di che cosa avete parlato, e la volta dopo si riprende da lì. È la prima delle tre situazioni, ed è quella che si attraversa.
L’incastro sbagliato è la seconda, e non ha colpevoli. Un professionista competente può avere un modo di lavorare che con te non ingrana: parla poco quando tu avresti bisogno di un confronto, oppure conduce quando tu avresti bisogno di spazio. Qui non c’è niente da segnalare a nessuno. C’è da dirlo, e se non cambia, c’è da cambiare persona.
La terza è la condotta che viola le regole scritte della professione. Non dipende da come ti sei sentito, dipende da che cosa è stato fatto. Il Codice deontologico delle psicologhe e degli psicologi italiani è pubblico, sta sul sito del Consiglio nazionale dell’Ordine, vincola tutti gli iscritti all’Albo, e vale anche per le prestazioni fatte a distanza, online o per telefono. L’ignoranza delle sue regole, dice il Codice stesso, non esime dalla responsabilità disciplinare.
Che cosa non è un errore del terapeuta
Vale la pena togliere di mezzo le cose che non lo sono, perché occupano molto spazio nella testa di chi sta male in terapia. Un professionista che ti contraddice, che ti riporta su un argomento che eviti o che non ti dà ragione sta facendo il suo lavoro, in parecchi approcci.
Non è un errore nemmeno il silenzio fra una seduta e l’altra, se all’inizio vi siete detti che si lavora in seduta. Il punto è che quella regola va fissata, e se nessuno l’ha fissata puoi chiederla adesso: che cosa succede se sto male di mercoledì, le scrivo o aspetto.
E non lo è una terapia che procede piano, che è una domanda diversa con una risposta diversa: quanto dura un percorso e come si capisce se sta funzionando hanno due pagine dedicate in questa serie.
Che cosa un professionista è obbligato a fare
La maggior parte delle persone che si sente trattata male non sa di avere in mano un testo. Queste sono le regole del Codice che riguardano da vicino chi riceve una prestazione psicologica.
- Condotte non lesive: il professionista adotta condotte non lesive verso le persone di cui si occupa e non usa il proprio ruolo o i propri strumenti per assicurare a sé o ad altri vantaggi indebiti.
- Informazioni all’inizio: nella fase iniziale del rapporto deve darti informazioni adeguate e comprensibili su che cosa fa, con quali finalità e modalità, e sul grado e i limiti giuridici della riservatezza. Il consenso informato è un atto di sua specifica responsabilità e va documentato.
- Segreto professionale: non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del rapporto professionale, e non informa nemmeno sulle prestazioni programmate o effettuate, fuori dai casi che il Codice elenca.
- Limiti della competenza: accetta il mandato solo nei limiti delle proprie competenze, usa strumenti per cui ha una preparazione adeguata, non suscita aspettative infondate, e se serve altro propone l’invio a un collega.
- Confini: è grave violazione fare diagnosi, sostegno psicologico o psicoterapia con persone con cui ha o ha avuto relazioni personali significative, in particolare affettive o sessuali, ed è grave violazione instaurarle durante il rapporto professionale.
- Compenso: si pattuisce nella fase iniziale, dev’essere adeguato alla natura e alla complessità dell’attività e in ambito clinico non può essere condizionato all’esito dell’intervento. È vietata ogni forma di compenso che non sia il corrispettivo di una prestazione.
- Libertà di scelta: in ogni contesto deve adoperarsi perché sia rispettata il più possibile la libertà di scegliere il professionista a cui rivolgersi.
- Fine del rapporto: se constata che non trai alcun beneficio e che non è ragionevolmente prevedibile che tu ne tragga proseguendo, deve valutare di proporti l’interruzione e, dove serve, darti le informazioni per cercare interventi più adatti.
- Pubblicità e primo contatto: sono vietati i comportamenti pubblici scorretti finalizzati al procacciamento della clientela, e l’informazione su titoli, servizi e prezzi deve rispettare trasparenza e veridicità. È la regola che riguarda il colloquio conoscitivo gratuito finito come una telefonata commerciale.
E se è la seduta stessa a farmi male?
Ci sono racconti che tornano con una regolarità sospetta: una persona sgridata perché si era lamentata, un commento sul suo reddito o sul suo orientamento, un colloquio conoscitivo uscito dal quale si sentiva un caso disperato. Qui non c’è ambiguità da sciogliere. Il Codice chiede condotte non lesive, il riconoscimento delle differenze individuali, di genere e culturali, e di astenersi dall’imporre il proprio sistema di valori.
C’è una seconda regola che copre il caso in cui a non funzionare sia il professionista stesso, in quel periodo della sua vita: deve astenersi dall’intraprendere o dal proseguire un’attività quando problemi o conflitti personali interferiscono con la natura e l’efficacia delle prestazioni e le rendono inadeguate o dannose per chi le riceve. Non è una valutazione che spetta a te, ma sapere che esiste cambia il modo in cui leggi una seduta andata male.
Se dopo una seduta ti trovi in pericolo, questa pagina non basta. I numeri da chiamare sono nel riquadro in cima a questa pagina, e il 112 risponde a qualsiasi ora.
Dirlo in seduta, e con quali parole
Nominare il fatto in seduta è la mossa che risolve più casi, e quasi tutti ci rinunciano per paura di suonare come una lamentela. Una risposta che ti prende sul serio si riconosce: chiede dettagli, non si difende, propone qualcosa di diverso per la volta successiva. Una risposta che ti rigira addosso la domanda, o che la trasforma in un sintomo tuo, è un dato in sé. È anche così che scopri quale delle tre situazioni hai davanti.
Il modo che funziona è descrittivo: un fatto, quando è successo, l’effetto che ha avuto, senza interpretazioni, perché l’interpretazione apre una discussione su chi ha ragione e il fatto no. Quattro frasi che si possono usare così come sono.
- «La volta scorsa, quando mi ha detto che a tutti capita di peggio, sono uscita e non sono riuscita a parlare per il resto della giornata.»
- «Vorrei capire perché stiamo lavorando su questo e non su quello per cui sono venuto.»
- «Oggi preferirei non parlare di questa cosa. Possiamo tornarci quando me la sento?»
- «Mi ha fatto una domanda che riguarda lei e non il mio percorso, e vorrei restare sul mio percorso.»
E se dirlo non cambia niente?
La strada ordinaria resta cambiare professionista, e in questa serie c’è una pagina su come farlo senza ricominciare da zero. Interrompere è un tuo diritto in senso stretto: puoi revocare in qualsiasi momento il consenso a un trattamento sanitario, anche quando la revoca comporta l’interruzione del trattamento.
Prima di andartene puoi chiedere due cose concrete. Una relazione su quello che è stato fatto, e un’indicazione per proseguire altrove: il Codice chiede al professionista, quando l’interesse di chi gli si rivolge richiede altre competenze, di proporre l’invio a un collega o a un altro professionista.
Un caso merita una riga a parte, perché è quello che ferisce di più: essere chiusi con un messaggio, senza una seduta finale e senza che se ne fosse mai parlato. Il Codice regola chi può proporre l’interruzione e che cosa deve dare a chi resta fuori, e una chiusura comunicata in chat senza preavviso non è il modo in cui quel passaggio è pensato. Se è successo a te, è un fatto preciso, databile e documentabile: esattamente il materiale di cui una segnalazione ha bisogno.
Come si segnala uno psicologo all’Ordine
L’Ordine degli psicologi tiene l’Albo e ha il potere disciplinare sui propri iscritti: chiunque ritenga che un iscritto abbia violato il Codice deontologico può presentare una segnalazione. Il primo passo è verificare dove quella persona è iscritta, cercando il nome sull’Albo nazionale, perché un professionista può lavorare in una regione ed essere iscritto all’Ordine di un’altra, e la segnalazione va all’Ordine di iscrizione. Se non risulta iscritta a nessun Albo il problema è un altro e si segnala per conto suo, come presunto esercizio abusivo della professione.
La segnalazione va firmata, accompagnata da copia di un documento d’identità in corso di validità e circostanziata. L’Ordine del Lazio chiede nome e cognome del professionista, i fatti con la data e il contesto in cui sono accaduti, i documenti in tuo possesso (moduli di consenso informato, fatture, relazioni, scambi di e-mail), i nomi di eventuali persone informate dei fatti e un recapito; scrive anche che le segnalazioni anonime non circostanziate non vengono prese in considerazione, e che la segnalazione viene trasmessa al professionista con il nome di chi l’ha presentata, per garantire il diritto di difesa. L’Ordine dell’Emilia-Romagna precisa che può procedere solo se i fatti sono accaduti negli ultimi cinque anni.
Da lì la cosa esce dalle tue mani, e conviene saperlo prima di cominciare. Un ufficio istruttorio valuta la segnalazione e propone al Consiglio l’archiviazione o l’apertura di un procedimento disciplinare; al termine il Consiglio archivia oppure applica una delle sanzioni previste dalla legge che ordina la professione, cioè avvertimento, censura, sospensione dall’esercizio per non più di un anno, radiazione dall’Albo. I tempi dipendono dalla complessità del caso e gli Ordini non li quantificano.
Due limiti vanno detti senza giri. Il procedimento disciplinare si svolge fra l’Ordine e il professionista, nell’interesse pubblico al corretto esercizio della professione e non in quello di chi ha segnalato: l’Ordine del Lazio scrive che l’esponente non è parte del procedimento e per questo non può riceverne informazioni, mentre quello dell’Emilia-Romagna scrive che il segnalante viene avvisato per mail alla chiusura. E il canale è disciplinare soltanto: non ti risarcisce, non ti restituisce quello che hai pagato e non sostituisce un’azione civile o una denuncia penale, che sono strade diverse e si percorrono altrove.
Domande frequenti
Quali sono i segnali di una cattiva psicoterapia?
Al di là di come ti senti, i segnali verificabili sono fatti: nessuna informazione all’inizio su finalità, modalità e limiti della riservatezza; nessun consenso informato; commenti giudicanti sulla tua vita, sul tuo reddito o sul tuo orientamento; scoraggiarti dal consultare qualcun altro; proposte di rapporti che escono dal perimetro professionale; un compenso legato all’esito; una chiusura comunicata senza preavviso. Sono condotte che il Codice deontologico disciplina espressamente, e si possono mettere per iscritto in una segnalazione.
Come si denuncia uno psicologo all’Ordine?
Si verifica prima a quale Albo regionale è iscritto, cercando il nome sull’Albo nazionale, e si scrive all’Ordine di iscrizione, con la firma e la copia di un documento d’identità. La segnalazione deve indicare il professionista, i fatti con la data e il contesto, i documenti in tuo possesso e i nomi di eventuali testimoni. I canali e i moduli sono pubblicati sul sito di ciascun Ordine regionale.
La segnalazione all’Ordine è anonima?
No. L’Ordine del Lazio scrive che le segnalazioni anonime non circostanziate non vengono prese in considerazione e che la segnalazione viene trasmessa al professionista con il nome di chi l’ha presentata, perché possa difendersi. È una conseguenza di come funziona il procedimento, ed è bene saperla prima di scrivere.
Che cosa non può fare uno psicologo?
Non può rivelare quello che apprende nel rapporto professionale fuori dai casi previsti dal Codice, iniziare un trattamento senza consenso informato, lavorare fuori dai limiti della propria competenza, avere relazioni affettive o sessuali con chi è in cura, trarre dal rapporto vantaggi diversi dal compenso pattuito, legare il compenso al risultato o cercare clientela con comportamenti scorretti.
Lo psicologo può interrompere la terapia da un giorno all’altro?
Il Codice gli chiede di valutare e semmai proporre l’interruzione quando constata che non trai alcun beneficio e che non è prevedibile che tu ne tragga proseguendo, e di darti dove serve le informazioni per cercare interventi più adatti. L’interruzione è dunque qualcosa che si propone e si spiega. Una chiusura comunicata con un messaggio, senza preavviso e senza un ultimo incontro, è un fatto che puoi descrivere in una segnalazione.
Fonti
- CNOP, Codice deontologico delle psicologhe e degli psicologi italiani (artt. 1, 4, 5, 11, 18, 22, 23, 26, 27, 28, 30, 37, 40)
- Normattiva, Legge 56/1989 art. 26: sanzioni disciplinari (avvertimento, censura, sospensione, radiazione)
- Normattiva, Legge 219/2017 art. 1: revoca del consenso a un trattamento sanitario
- Ordine degli Psicologi del Lazio, come segnalare una violazione disciplinare e fasi del procedimento
- Ordine degli Psicologi del Piemonte, presentazione dell’esposto e verifica dell’iscrizione all’Albo
- Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, come segnalare un comportamento scorretto
Da leggere dopo
- Cambiare psicologo: come dirlo e che cosa portarti dietro
Non devi una giustificazione. Che cosa dire di persona, per email o con un messaggio, se serve una seduta di chiusura e come non ricominciare da zero.
- Come capire se la terapia sta funzionando
Dopo quante sedute si vede una direzione, quali segnali guardare, come dire al terapeuta che senti di parlare e basta e quando il problema è la persona sbagliata.
- Come scegliere uno psicologo adatto a te, senza andare a tentativi
Le domande da fare prima del primo colloquio, che cosa dice un profilo online, perché le stelline contano poco e quanti nomi contattare prima di decidere.
Esercizi citati in questa pagina
Le schede degli esercizi spiegano che cosa si fa concretamente fra una seduta e l’altra. Sono scritte per chi è già in terapia e per chi la conduce.
Cerchi un nome, non solo una risposta?
Una persona legge la richiesta e ti propone uno psicologo iscritto all’Albo, libero negli orari che indichi. Per ora lo facciamo in poche città.
Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica né una consulenza fiscale o legale. Le regole su contributi, detrazioni e accesso ai servizi pubblici cambiano: le fonti qui sopra sono il riferimento aggiornato.